Giornalista Rai aggredita da moglie del boss: difetto di notifica, salta l'udienza

Monica Laera, 44enne moglie del presunto boss del Libertà Lorenzo Caldarola, è accusato di lesioni e minacce nei confronti della giornalista Maria Grazia Mazzola

A causa di un difetto di notifica gli atti sono tornati al tribunale ed è così saltata l'udienza preliminare relativa all'aggressione subita il 9 febbraio 2018 al quartiere Libertà dalla giornalista del Tg1 Maria Grazia Mazzola. Per l'aggressione è accusata la pregiudicata 44enne Monica Laera, moglie del boss Lorenzo Caldarola,  che dovrà rispondere di lesioni e minacce.

Secondo l'accusa la Laera avrebbe prima minacciato poi colpito con un pugno la giornalista, che si era recata sul posto per chiedere informazioni sulle vicende giudiziarie relative al figlio Ivan, all'epoca minorenne. L'episodio avvenne in strada, nei pressi dell'abitazione dei Caldarola,  dove era in quel momento allestita una camera ardente per la morte di una familiare, deceduta quella mattina.

Gli avvocati Giancarlo Chiariello e Attilio Triggiani, difensori della Laera, davanti al gup hanno eccepito la mancata notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. L'udienza si sarebbe dovuta tenere presso l’ex sezione distaccata di Bitonto. Avevano annunciato di essere pronti a costituirsi parti civili, accanto alla Mazzola, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), rappresentata dagli avvocati Francesco Paolo e Roberto Eustachio Sisto, l’Unione delle Donne d’Italia (UDI) con l’avvocato Maria Pia Vigilante e il Comune di Bari con l’avvocato Bianca Laura Capruzzi. All’esterno dell’aula di udienza si è tenuto un presidio di solidarietà alla collega del Tg1 con una delegazione di Associazione della Stampa e Ordine dei giornalisti di Puglia, FNSI e Usigrai. 

La stessa Mazzola ha polemizzato sul rinvio dell'udienza in un post su Fb: "Dopo un anno di chiusura delle indagini da parte della DDA di Bari,i legali del clan scoprono che non hanno ricevuto la notifica formale. Hanno atteso un anno per comunicarlo? Se le inventano tutte!". Alla giornalista ha risposto sui social la Camera Penale di Bari ricordando che "il processo ha regole e garanzie" e che "non c'è nulla di peggio di chi invoca la legalità e poi si scaglia proprio contro chi garantisce l'applicazione delle regole e della legge".
 

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