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Giornata contro violenza sulle donne: "In Puglia aumentano le richieste di aiuto"

Presentato il rapporto della Regione con i dati forniti dai 16 centri antiviolenza sparsi sul territorio: 1500 chiamate per ottenere informazioni, ascolto o interventi. L'assessore Negro: "Maggiore consapevolezza da parte delle vittime"

Circa 1500 accessi registrati nel 2014 in 16 centri antiviolenza, in prevalenza di mogli e fidanzate con un età tra i 30 e 49 anni, vessate in gran parte da mariti, compagni ed ex. I maltrattamenti alle donne colpiscono prima di tutto in famiglia e nonostante l'impegno di volontari e associazioni, c'è ancora molto da lavorare per far emergere gli episodi non denunciati. La Regione Puglia, nel corso di una conferenza stampa, ha celebrato questa mattina la Giornata internazionale per il contrasto alla violenza sulle donne, illustrando i dati di una propria ricerca effettuata analizzando gran parte dei centri di aiuto sparsi sul territorio regionale. Rispetto al 2013 c'è stato un leggero aumento delle richieste di aiuto e un incremento del 7% nella fascia di età compresa tra i 30 e i 39 anni, bilanciato da un decremento del 5% in quella tra i 18 e i 29. La tipologia di violenza prevalente è quella fisica, seguita da quella psicologica, dallo stalking e dalla violenza sessuale.

"Il dato sugli accessi - spiega l'assessore regionale al Welfare, Salvatore Negro - è un dato assolutamente sottostimato perché sconta un sommerso di grandezze ben superiori. Per la prima volta, comunque la Regione Puglia ha compiuto un monitoraggio puntuale, tassello fondamentale redatto in maniera organica attraverso una stessa scheda di rilevazione, lavoro faticoso e non scontato. C'è una maggiore consapevolezza da parte delle donne sulla violenza subita e la determinazione ad uscire. Molto però resta da fare dal punto di vista anche culturale". I numeri più preoccupanti, riguardano però la mancanza di lavoro per molte delle donne che subiscono violenza: la percentuale di non occupate, infatti, riguarda il 59% del totale, mettendo in evidenza la mancanza di autonomia rispetto ad esempio, al partner violento o all'ex stalker. Non trascurabili, neppure, gli effetti che si riverberano sui figli che assistono alle violenze, con gravi (e spesso trascurate) conseguenze sul loro sviluppo psichico e comportamentale. I risultati delle politiche della Regione, in ogni caso, sono evidenti: "Siamo ormai a un anno dalla legge regionale sul tema - ha dichiarato Francesca Zampano, dirigente pugliese Sezione Politiche di Benessere Sociale e Pari Opportunità - e abbiamo consolidato i servizi sul territorio garantendo un piano operativo da 3,8 milioni di euro e 900 mila euro annuali per gli ambiti territoriali. Puntiamo a una copertura totale del territorio. E' importante, però, oltre al lavoro amministrativo, anche quello sulla fiducia verso le vittime che possono contare su un sostegno continuo dei centri antiviolenza". 

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