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Immigrazione clandestina, sgominata banda di trafficanti: "Business da 900 dollari a migrante"

Eseguite - nell'operazione "Hawala.net" - 15 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di somali. Il 'pacchetto' per gli immigrati comprendeva vitto, alloggio, vestiti e documenti falsi

Una 'società di immigrazione clandestina', costituita prevalentemente da somali, con grande disponibilità di denaro, capace di offrire un pacchetto d'accoglienza a coloro che volevano risiedere in Italia. A fronte della cifra di 900 dollari - emersa dalle intercettazioni, ma potevano essere chieste somme superiori o minori - i migranti venivano trasferiti illegalmente e ricevevano vitto, alloggio, vestiario e documenti falsi con cui poi eventualmente ripartire

Era un vero business quello emerso dall'operazione "Hawala.net", che ha permesso alla polizia di eseguire 15 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di cittadini somali - 11 in carcere e 4 arresti domiciliari - e di interdire dai pubblici uffici per 12 mesi anche un dipendente comunale di Bari, città dove la 'società' aveva il suo quartier generale, con sei persone fisse nel capoluogo pugliese a gestire le operazioni commerciali. L'asse dell'immigrazione però connetteva diverse città in Puglia e in Italia: dalle indagini partite a marzo del 2015 - quando fu fermato per la prima volta il capo, il 30enne Hussein Ismail Olhaye, gestore di due internet point in città - sono stati scoperti movimenti da parte dei componenti del gruppo anche a Lecce, Salerno e Catania. Il traffico di immigrati partiva principalmente dall'Africa, per poi raggiungere l'Italia o andare direttamente in altri Paesi, come Gran Bretagna e - principalmente - Germania. Uno dei somali che era ancora ricercato, Khalid Bardaq Dahir, attinto da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, è stato arrestato nel pomeriggio in Svezia. Dahir era uno dei più stretti collaboratori di Olhaye ed era soprannominato "Khalid di Bari". 

Al momento ai domiciliari a Bari ci sono due persone: il somalo Shueyb Mohamed Barkad e la soma Shacni Mohammed, entrambi classe 1985. a cui il provvedimento è stato notificato nel carcere di Salerno, dove erano detenuti per gli simili reati. Sono ancora ricercati, anche all'estero, delle altre due persone attinte da un provvedimento di arresti domiciliari.

IL VIDEO DELL'OPERAZIONE

Il nome dell'operazione prende spunto da una pratica di finanziamento attiva in Somalia, che consiste nello scambio di denaro tra due soggetti senza l'intermediazione delle banche, ma solo con l'ausilio di una terza persona che fa da 'tramite'. "Un sistema basato sulla fiducia - ha spiegato il questore di Bari Carmine Esposito -, che però quando viene trasferito nel nostro Paese rende difficile il controllo e l'applicazione della normativa antiriciclaggio da parte delle forze dell'ordine e dei sistemi bancari". Il denaro aveva un'importanza strategica per l'associazione: le operazioni di trasferimento del contante era fatto online e ha permesso ai somali di ottenere in due anni e mezzo quasi 9 milioni di dollari. Un ricavato derivato non solo dall’attività di traffico di clandestini, ma anche dai diritti di commissione sulle somme gestite in qualità di agente money transfer per i migranti, sulle quali avevano anche manipolato i tassi di cambio euro/dollaro per ottenere maggiori guadagni. In totale, secondo le indagini, le somme percepite potrebbero aggirarsi intorno ai 15 milioni di dollari in totale. Il tutto grazie alla collaborazione di un dipendente dell’anagrafe del Comune di Bari, che avrebbe ricevuto diverse centinaia di dollari per dichiarare inesistenti residenze di cittadini somali nel capoluogo pugliese.

Gran parte degli 'accordi' avvenivano attraverso una rete di contatti che si avvaleva degli internet point - i due baresi e quello a Catania erano 'mascherati' da associazioni culturali e di servizi per i migranti - e delle conoscenze all'interno dei Cara a Bari e nelle città coinvolte. Inoltre la polizia sospetta che ci possano anche essere collegamenti con le cellule terroristiche di Al-Shabaab: sono stati riscontrati amicizie sui social da parte di alcuni indagati con appartenenti al gruppo terroristico, mentre sono state registrate telefonate degli indagati ad altre persone che in passato hanno favoreggiato l'immigrazione clandestina dei foreign fighters.

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