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Nasce 'Amaranta', il primo centro diurno per vittime di tratta. Il ministro Piantedosi: "Iniziativa concreta su uno dei reati più odiosi"

La struttura era stata confiscata oltre 20 anni fa al clan dei Capriati. All'inaugurazione questa mattina presenti anche il sindaco Decaro e il governatore Emiliano. "Sono 122 gli immobili sul territorio cpnfiscati alla mafia, molti già riutilizzati" spiega il primo cittadino

Ha aperto ufficialmente le porte questa mattina - alla presenza del ministro dell'Interno Mattia Piantedosi, del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e del sindaco di Bari, Antonio Decaro - Il centro diurno per le vittime di tratta 'Amaranta'. Ospitato in una struttura sul lungomare San Giorgio, in via Giovine, scelta non casualmente: si tratta di una villa confiscata nel 2006 al clan Capriati, che sarà luogo di ascolto, aggregazione, formazione e inclusione lavorativa, promosso dalla cooperativa sociale C.A.P.S. e dall’associazione Micaela onlus in partenariato con la cooperativa sociale ARTES, l’associazione culturale Origens e con il sostegno del Comune di Bari.

La struttura, affacciata sul mare ed estesa su una superficie di circa 600 mq (di cui 180 mq coperti e 420 mq scoperti, tra porticato e giardino), era stata concessa dal Comune di Bari nel 2009 al C.A.P.S., grazie all’impegno di Stefano Fumarulo, alla guida dell’Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata del Comune di Bari, con l'obiettivo di riconvertirla a fini sociali. Dopo un complesso iter tecnico-amministrativo per la sanatoria di abusi edilizi presenti sulla villa durato anni, interrotto dall’emergenza sanitaria Covid-19 e concertato con l’Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata del Comune di Bari e con le ripartizioni comunali Patrimonio e Urbanistica, l’immobile confiscato alle mafie è stato interessato da importanti lavori di ristrutturazione e da un progetto di riconversione funzionale, finanziato dalla Fondazione Con il Sud nell’ambito del Bando “Iniziativa Immigrazione 2017”.Gli interventi hanno riguardato l’intero complesso e le aree esterne, trasformando la villa appartenuta a un clan locale in un centro accogliente e moderno, dotato di due uffici, una sala polifunzionale, servizi igienici, magazzino e porticato esterno, con affaccio su un’ampia area a verde impreziosita da prato calpestabile.

L’idea del progetto Amaranta, promosso da un partenariato che vanta un’esperienza pluridecennale sul tema della fuoriuscita dai fenomeni di trafficking, è quella di agganciare in loco le donne che vogliano fuoriuscire dalla loro condizione di sfruttamento e violenza, proponendo azioni di emersione, presa in carico, formazione e inserimento lavorativo delle vittime nel campo della ristorazione e dell’ospitalità turistica.

Le risorse per la ristrutturazione del bene confiscato e lo start-up delle attività ammontano a circa 500.000 euro, di cui 380.000 finanziati dalla Fondazione Con il Sud, 100.000 di cofinanziamento da parte dei soggetti del partenariato e 20.000 finanziati dal Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, nell’ambito dei progetti di assistenza alle vittime di tratta, di cui la Regione Puglia è capofila.

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