Cronaca Madonnella / Corso Sidney Sonnino

Sottopasso Bari-Marconi, dalla festa alla protesta

L'inaugurazione della nuova arteria sotterranea che collega Madonnella a Japigia non è andata liscia come l'olio. A creare 'intoppi' alla manifestazione, gli 11 casellanti dipendenti dell'Eporlux a rischio licenziamento, e i cittadini che non vogliono né il muro che costeggerà i binari, né la stessa struttura

Il nuovo sottopasso

Una festa che fa rima con protesta. Si riassume con questa semplicissima frase ciò che è accaduto questa mattina, in corso Sonnino. Da una parte, tutte le autorità cittadine pronte a tagliare il nastro che avrebbe aperto ufficialmente il nuovo sottovia ‘Marconi’, realizzato da Rfi per garantire sicurezza a pedoni e ciclisti, soliti usare i binari pur di non aspettare il transito del treno al passaggio a livello omonimo che divide Madonnella dal quartiere Japigia. Dall’altra parte, la protesta di 11 casellanti che dal primo luglio resteranno a casa: Ferrovie dello Stato non avrebbe rinnovato il contratto d’appalto con l’azienda per cui lavorano e si sarebbe anche resa indisponibile alla ricollocazione del personale. Da una terza parte, ancora, i cittadini della zona, non soddisfatti del sottopassaggio (soprattutto le donne che si rifiutano di utilizzarlo di notte) perché la prossima settimana sarà alzato un piccolo muro all’altezza del passaggio a livello proprio per limitare l’area dei binari e indurre i pedoni ad utilizzare il percorso interrato: “Sarà un nuovo muro di Berlino”, dicono i commercianti che per protesta e per chiedere l’inversione del senso di marcia di corso Sonnino, hanno abbassato le saracinesche.

Insomma, quella che doveva essere la giornata in cui “il Madonnella e il quartiere Japigia vengono ricucite”, citando le parole del consigliere comunale, Massimo Maiorano, si è trasformata un momento di insoddisfazione manifesta.

Ma ricapitoliamo cosa è accaduto. Tutto pronto, alle 11, per l’inaugurazione del sottopasso ‘Marconi’. Con un investimento di Rete Ferroviaria Italiana da 630 mila euro, l’arteria sarà fruibile da pedoni e ciclisti in entrambe le direzioni. Lungo 14 metri, largo 3 e alto 2 metri e mezzo, la struttura, che resterà aperta anche nelle ore notturne, è videosorvegliata da 10 telecamere e dotata di citofoni collegati con i vigili urbani. Inoltre, sono state installate 6 bacheche dove gli alunni delle varie scuole della zona potranno esporre i loro progetti.



E nel frattempo, Rfi si porta avanti programmando un altro sottopasso da realizzare al passaggio a livello di via Emanuele Mola, poche centinaia di metri più giù lungo corso Sonnino e via Oberdan. “Speriamo però che questi sottopassi durino non più di tre anni”, interviene prima del taglio del nastro, il capogruppo Pd alla Regione Puglia, Antonio Decaro, nella duplice veste di consigliere comunale con delega al Traffico, che giustifica la sua uscita prendendo in considerazione l’interramento dei binari previsto dal piano del Nodo Ferroviario per i quali sono stati stanziati fondi del Cipe. Ma, alle parole dell’ex assessore, ecco che la protesta s’infiamma.

Tra fischi e grida, i lavoratori a rischio irrompono e all’esponente politico spiegano cosa è accaduto. Dopo 17 anni di collaborazione con Rfi, la Eporlux, azienda per la quale lavorano gli 11 casellanti, non ha avuto il rinnovo dell’appalto dicendo così, a sua volta, ai dipendenti che “dal primo luglio non saranno rinnovati i contratti”. Dice Donatello Bisanzio, uno degli 11: “Ora che qui hanno inaugurato il sottopasso, noi 5 saremo aggregati, da lunedì prossimo, 7 maggio, ai 6 colleghi del passaggio a livello di via Mola”. Così saranno in 11 su questo sito: “Fino a oggi eravamo in grado di turnare alla giornata in 3, per un servizio h24. Ora saremo tutti spostati in via Mola e il lavoro da fare sarà sempre meno”. Meno lavoro, quindi, meno retribuzione: “Sì, è proprio così. Forse faremo turni da 4 ore”. Ma cosa succederà dopo? “Abbiamo un contratto in scadenza il 30 giugno. Per cui dal primo luglio andremo tutti a casa visto che Rfi non ha dato la disponibilità di ricollocazione”. La situazione, così, si fa incandescente. Tra il consigliere e i manifestanti si piazzano i vigili. Ma Decaro è pronto a gettare acqua sul fuoco, calmando gli animi e assicurando: “Mi impegno pubblicamente – annuncia fiero -. Oggi pomeriggio sono pronto a contattare Emiliano e l’assessore regionale Gentile per aprire un tavolo di trattative con l’azienda e Ferrovie”.

Ok, anche questa è fatta. Ma c’è una seconda protesta, un po’ più silenziosa, che getta ombre su questa inaugurazione: quella dei residenti e commercianti. Quest’ultimi hanno abbassato le saracinesche per protesta: “Non ci passerà più nessuno da qui quando alzeranno questa specie di muro di Berlino”, dicono riferendosi all’opera in muratura che sorgerà al posto del passaggio a livello per delimitare l’area ferroviaria. I cittadini, invece, nonostante abbiano avuto la garanzia che “il sottopasso è sicuro” vista l’installazione di videocamere e citofoni, non se la sentono di percorrerlo di notte: “Qui, 40 ani fa, il sottopasso c’era già. Se lo chiusero, all’epoca, era perché nessuno, per paura, lo utilizzava preferendo rischiare la vita attraversando i binari piuttosto che per mano di un rapinatore”. Così dicono: “Noi non lo usiamo. Non ci sentiamo sicuri”. E qui, non ci sono, a questo punto, rassicurazioni che tengano.
 

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