Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Inchiesta escort-Tarantini, Patrizia D'Addario chiede 300mila euro di danni

Oggi i pm Angelillis e Pontassuglia hanno avanzato le loro richieste nei confronti degli otto imputati, tra cui figurano i fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini e l'attrice Sabina Began

La Procura di Bari ha chiesto la condanna a 1 anno e 4 mesi di reclusione (pena sospesa) e 600 euro di multa per l'avvocato fasanese Salvatore Castellaneta, e ha chiesto il rinvio a giudizio per le altre sette persone imputate nel procedimento sulle escort portate dall'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini nelle residenze estive di Silvio Berlusconi da settembre 2008 a maggio 2009.

Il difensore di una delle due parti civili costituite, Patrizia D'Addario, ha quantificato in 300mila euro la richiesta di risarcimento danni.

Al termine di una requisitoria durata oltre tre ore, i pm Ciro Angelillis ed Eugenia Pontassuglia hanno avanzato le loro richieste nei confronti degli otto imputati accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, reclutamento, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

L'avvocato Castellaneta, detto Totò, ritenuto dall'accusa il referente per l'organizzazione delle feste private di Berlusconi a Milano, è l'unico ad aver scelto il rito abbreviato. Nei suoi confronti il gup del Tribunale di Bari, Ambrogio Marrone, emetterà sentenza il prossimo 15 maggio. Nella stessa data si concluderà l'udienza preliminare a carico degli altri sette per i quali la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio. A rischiare il processo sono i fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini, la tedesca Sabina Began, la cosiddetta 'ape regina' delle feste del premier, le attrici Letizia Filippi e Francesca Lana, e gli amici e soci in affari di Tarantini, Pierluigi Faraone e Massimiliano Verdoscia. Nella requisitoria l'accusa ha ripercorso alcuni dei 21 episodi contestati, descrivendo, sulla base delle dichiarazioni raccolte durante le indagini e delle intercettazioni, come le ragazze venivano reclutate per partecipare alle feste e poi retribuite per le prestazioni sessuali. Un'associazione per delinquere, ha sottolineato l'accusa, finalizzata allo sfruttamento della prostituzione con lo scopo di concludere affari, come dimostrato dai contatti con i vertici di Finmeccanica. E' lo stesso Tarantini ad aver dichiarato agli inquirenti baresi: "Il ricorso alle prostitute e alla cocaina si inseriva in un mio progetto teso a realizzare una rete di connivenze nel settore della pubblica amministrazione perché ho pensato in questi anni - diceva - che le ragazze e la cocaina fossero una chiave di accesso per il successo nella società". (Ansa)

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