Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Inchiesta escort, Laudati chiede il trasferimento: "Decisione dolorosa"

La richiesta è stata inviata nei giorni scorsi al Csm dal procuratore capo di Bari: "Scelta obbligata per non danneggiare la credibilità dei miei colleghi e di tutta la Procura"

Antonio Laudati chiede al Csm il trasferimento dalla Procura di Bari. All'incirca una settimana fa il procuratore capo di Bari avrebbe inviato una lettera al Csm per chiedere di poter cambiare sede, in vista della sua audizione fissata per il prossimo 8 aprile sulle presunte irregolarità nella gestione dell'inchiesta escort Tarantini. Tre le destinazioni richieste: la procura generale della Cassazione, la Direzione nazionale antimafia, dove tornerebbe come sostituto, e la procura generale di Corte d'appello.

Il procuratore Laudati è anche indagato dalla Procura di Lecce - che per lui ha chiesto il rinvio a giudizio - con l'accusa di abuso d'ufficio ai danni di due suoi pm, e di favoreggiamento personale nei confronti di Gianpaolo Tarantini e, indirettamente, dell'ex premier Silvio Berlusconi.

La notizia della richiesta di trasferimento è stata anticipata questa mattina da Repubblica e poi confermata in giornata con una nota dallo stesso Laudati: "Per l'ennesima volta atti e decisioni che mi riguardano vengono puntualmente anticipati dalla stampa". "Una scelta - scrive Laudati - non solo difficile sul piano professionale, ma sicuramente la più dolorosa che io abbia preso nella mia vita sul piano umano e che avrei voluto comunicare personalmente sia ai colleghi sia ai dipendenti dell'Ufficio, ma soprattutto ai baresi e ai cittadini del distretto di Bari subito dopo le festività pasquali".

Qualora la richiesta di trasferimento venisse accolta, si estinguerebbe il procedimento avviato dal Csm sulla presunta incompatibilità ambientale del procuratore, mentre proseguirebbe l'eventuale giudizio per le contestazioni disciplinari e l'inchiesta portata avanti dalla Procura di Lecce.

"Il 22 marzo scorso, dopo aver appreso sempre dalla stampa della richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Lecce, avevo comunicato al mio Ufficio - spiega ancora Laudati - che mi sarei messo in ferie per organizzare la mia difesa: convinto come sono che dinnanzi a un giudice le assurde accuse mosse a mio carico cadranno". "Avrei voluto -continua - che fosse proclamata la mia innocenza e a quel punto tornare a dirigere la Procura di Bari con più vigore e passione di prima. Poi nei giorni successivi ho riflettuto e ho capito che la mia era sì una scelta di Giustizia, ma anche una scelta 'egoista': avrei continuato a mettere a repentaglio, anche sul piano della legittimazione e della credibilità, l'intera Procura di Bari; avrei danneggiato indirettamente il lavoro di tanti bravi colleghi che in silenzio svolgono il loro lavoro; avrei dovuto far sopportare all'intero Ufficio - io purtroppo ci sono, ormai, abituato - una continua gogna mediatica su una vicenda giudiziaria, che va ben oltre la mia persona".

"Ecco il perché - conclude - di una decisione difficile e dolorosa che, desidero sia chiaro al mio Ufficio come ai cittadini del distretto di Bari, non ho scelto di fare, ho dovuto fare; proprio per il rispetto e la stima che nutro nei confronti dell'Ufficio che ho diretto, per i colleghi e tutti i dipendenti che ne fanno parte, ma soprattutto nei confronti dei cittadini che devono continuare a credere nella Magistratura: di quella che va solo alla ricerca della Verità".

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