Cronaca Libertà / Corso Italia, 112

Emergenza Palagiustizia, avvocati e magistrati contro il Ministero: "Se smantellano le tende, nessuno risolverà il problema"

In mattinata l'incontro indetto dall'Ordine degli avvocati all'Anchecinema Royal, a cui ha partecipato anche il procuratore Volpe. "Bisogna indire lo stato di emergenza" ha spiegato alla platea

"Le tende sono l'unico motivo per cui sono arrivati i rappresentanti del Ministero della Giustizia. Devono rimanere lì". Alle parole di Giovanni Stefanì, presidente dell'Ordine degli avvocati di Bari la platea dell'Anchecinema Royal risponde con un applauso scrosciante. Seduti sulle poltroncine ci sono avvocati e magistrati, convocati per discutere insieme agli alti vertici della giustizia barese - tra cui il procuratore Giuseppe Volpe - della situazione d'emergenza del tribunale di via Nazariantz. Da ieri, infatti, le udienze rinviate sono state celebrate nelle tende installate all'esterno della struttura nel rione Libertà. Una situazione che conferma lo strappo con il Ministero deciso del personale della giustizia penale barese.

"Dobbiamo sacrificarci perché il problema non venga dimenticato"

A rimarcare che la tendopoli d'emergenza potrebbe essere utilizzata per risolvere un problema che si trascina avanti da ormai 20 anni - quando fu deciso in via provvisoria di trasferire il Palazzo di Giustizia nell'immobile ora dichiarato inagibile - è il presidente della Camera penale, Gaetano Sassanelli. "Dobbiamo sacrificarci per un mese e celebrare i processi nelle maxitende, perché se vengono tolte spegneremo i fari dell'attenzione nazionale sul problema". E' questo quello che in molti confermano sia fuoriscito durante la Conferenza permanente tenutasi ieri in Procura con il vicepresidente del Csm: le tende da emergenza terremotati sarebbero un motivo di vergogna per il Ministero, che sta spingendo per la soluzione trasferimento negli uffici di via Brigata Regina e nella sede distaccata di Modugno.

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Volpe: "Doppi turni per gli impiegati. Soluzione inutile"

Una soluzione che invece il personale giudiziario non vuole accettare, perché a quel "provvedimento provvisorio in attesa di completare la ricerca di mercato per il nuovo immobile" avvocati e magistrati non credono. Temono invece che servirà solo a far prendere tempo agli uffici romani della Giustizia. Posizione condivisa anche dal procuratore Giuseppe Volpe: "Già siamo costretti a muoverci in 5-6 sedi diverse - ha ricordato - senza contare le procure di Trani e Foggia - Se fossero attivati i due nuovi presidi suggeriti dal Ministero obbligheremmo i sostituti procuratore a un'odissea per la provincia. Senza dimenticare che i soldi per la benzina li anticipiamo noi".

E rincara la dose: "Bisogna richiedere lo stato di emergenza, altrimenti tutti i provvedimenti di supporto non possono essere attivati. Bisogna poi pensare al personale amministrativo, che dovremmo organizzare in due turni lavorativi dopo il trasloco dei faldoni in via Brigata". Insomma problemi organizzativi e di spazio - "Solo un quarto dello spazio necessario sarebbe coperto dai due presidi suggeriti" ha spiegato il presidente del Tribunale De Facendis - che porteranno avvocati e magistrati a 'sacrificarsi' a un mese di udienze in tenda pur di obbligare il ministero ad attivarsi per fornire una soluzione univoca per la giustizia barese.

L'incontro in Prefettura

Temi che saranno al centro di una serie di incontri in programma nei prossimi giorni. Il 6 giugno in Prefettura a Bari è previsto un incontro con i vertici della Protezione civile, il prefetto e il sindaco Decaro per trovare una soluzione allo stato d'emergenza che si è creato. Nei prossimi giorni, invece, anche le sigle sindacali indiranno una riunione per scegliere come muoversi.

Quel che è certo è che una soluzione che piaccia a tutti non sarà facile da trovare.

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