Cronaca

Intervista a Davide Uria a cura di Francesca Baldacci

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Ciao Davide, raccontaci delle tue prime letture: che cosa ti ha affascinato, sin da ragazzo?

Sono affezionato ai libri e alla lettura sin da bambino.

Da ragazzo ho iniziato ad accostarmi alla poesia e non solo per quanto riguarda la lettura, ma anche la scrittura. I primi testi poetici ai quali ho dedicato ore ed ore di lettura sono stati principalmente quelli francesi dei cosiddetti "Poeti Maledetti", tra cui: Verlaine, Rimbaud, Baudelaire e Artaud. Qualche anno più tardi ho iniziato anche a leggere qualcosa di Rainer Maria Rilke, Garcia Lorca e Alda Merini.

I tuoi primi scritti: prosa o poesia? Perchè?

Ho sempre canalizzato i miei pensieri per realizzare componimenti poetici, per me è sempre stata la strada più semplice per esprimermi e sinceramente se non avessi sfruttato questo mezzo creativo, non riesco ad immaginare un altro percorso per tutto ciò che sino ad ora ho realizzato.

Circa dieci anni fa ho iniziato a metter giù una bozza di "Preludio", la poesia che apre l'intera raccolta "A cosa serve un cuore?", pubblicata il 4 febbraio 2012 da Edizioni Il Pavone. Una passione, quella della poesia, che mi ha portato a produrre recentemente un piccolo progettino "UNTITLED", un lavoro di appunti poetici raccolti nel tempo, con l'intento di creare un piccolo elaborato dall'aspetto volutamente indefinito. Partendo dal titolo, che tradotto in italiano significa ''Senza Titolo'', ogni elemento del libello ha la caratteristica di una produzione incompleta. Per la prima volta ho voluto dar voce a quello che sentivo senza censure, eliminando tutte le sovrastrutture, mettendo in primo piano me stesso.

Ho vissuto questa nuova esperienza come una sorta di rinascita, un manifesto alla pratica della purificazione, ed era proprio quello che mi serviva dopo l'esperienza della scorsa estate in cui avevo deciso di abbandonare la poesia dopo una serie di delusioni dovute al riscontro ricevuto nei confronti del mio testo "A cosa serve un cuore?". Purtroppo non avevo considerato, così come sta accadendo oggi, il distacco rilassato dal passato. Per fortuna oggi mi sento più lucido e più carico, libero dalle banalità.

Ti senti più poeta o illustratore? In quali di questi due rami artistici riesci ad esprimerti meglio?

Preferisco non sentirmi mai di ruolo, ogni volta che creo esprimo una mia emozione, un sentimento, una situazione. Spesso le parole sono poche o tante per esprimere qualcosa e mi metto a disegnare o viceversa. Ho sempre pensato che nell'arte non ci sia nulla di preimpostato, ogni creazione deve rispecchiare un determinato momento, ma tante possono essere le strade che ci portano alla realizzazione, alla materializzazione di un nostro pensiero.

Secondo te oggi la poesia mantiene lo stesso fascino di un tempo?

Viviamo in un'epoca frenetica, commerciale, qualcuno ha definito questi anni come tempi di plastica. In Italia, in particolar modo, le uniche cose "culturali" davvero supportate e promosse sono per assurdo i talent show, e la letteratura sembra esser diventata la mera e pedissequa cronaca di fatti letti e riletti, alla pari dei gossip in stile cioè. Non mi pronuncio oltre.

Quali sono i tuoi prossimi progetti in fase di realizzazione?

Per le prossime settimane è prevista la promozione dei miei progetti, in particolar modo dell'ultimo "UNTITLED", visto che è uscito da pochissimo.Voglio dedicare parte delle mie forze per questo lavoro, che è una pubblicazione molto importante per me. Il resto verrà da sé.

Sogni nel cassetto?

Fino a quando i sogni restano nel cassetto, non sono sogni. I sogni devono volare liberi. Certo, non è sempre semplice realizzare i propri desideri, ma l'importante per me è provarci.

Grazie Mille

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