Cronaca

Oltre 8mila chilometri percorsi nel 2017, il 'maresciallo delle bici': "Manca una cultura del ciclismo in città"

Intervista a Giuseppe Semeraro, maresciallo dell'Aeronautica che da decenni alimenta la sua passione per le due ruote. E sulle piste ciclabili: "Serve più controllo e manutenzione"

È sulle due ruote da quando, ancora 18enne, si trasferì in Veneto per iniziare la sua carriera da militare. Oggi Giuseppe Semeraro, brindisino di nascita ma barese d'adozione, continua la sua vita in simbiosi con la bicicletta, sempre macinando chilometri e nuovi record personali. L'ultimo l'ha stabilito a dicembre scorso, quando ha concluso il suo 2017 con un totale di 5mila miglia percorse in bici, ovvero quasi 8050 chilometri. Abbiamo intervistato il 'maresciallo delle bici', facendoci raccontare quanto è difficile essere un ciclista a Bari.

Come nasce la sfida delle 5mila miglia?

Sono sfide legate ai gruppi di ciclisti legati al circuito Rapha. Vengono realizzate per dare un'incentivo all'uso della bicicletta da parte dei non agonisti. Non sono previsti premi in denaro o altri riconoscimenti per chi li conclude. Però è bello condividere un obiettivo anche a distanza di chilometri. Alla fine dell'anno viene realizzata una sfida simile: dalla vigilia di Natale a quella di Capodanno i partecipanti devono percorrere almeno 500 chilometri in bici. Chi ci riesce riceve un badge commemorativo da Londra.

Non è l'unica sfida che ti ha visto primeggiare

No. Ad esempio l'anno scorso fui il primo tra gli italiani nell'European cycling challenge, dove percorsi oltre un terzo dei chilometri totali dei baresi (3375, ndr). Peccato che non sia stato ancora premiato dall'assessore Pietro Petruzzelli. Penso purtroppo che sarà il mio ultimo record in quella competizione, perché ho saputo che non si terrà l'edizione 2018. Peccato.

E a Bari com'è la situazione per le infrastrutture ciclistiche?

Un po' carente, anche se ho visto un impegno da parte dell'amministrazione nel creare nuove piste ciclabili. Il problema fondamentale riguarda quelle già attive: c'è bisogno di maggiore controllo e manutenzione. Penso ad esempio a quella di Palese, che io sfrutto ogni giorno per raggiungere l'aeroporto per lavoro (Semeraro è maresciallo dell'Aeronautica militare, ndr), dove sono presenti erbacce  che nessuno rimuove. Anche quando si intavola il dialogo con le associazioni di ciclisti, si tende a farlo sempre a opera completata, come con il Ponte Adriatico. In città manca una cultura del ciclismo.

Cosa intende?

Le faccio un esempio pratico. Il 16 gennaio fui investito da un'auto mentre percorrevo le vie del quartiere San Paolo. Il pirata della strada non si è fermato a soccorrermi, ma è scappato per non farsi riconoscere. Non c'è rispetto per i ciclisti, ma anche tra gli stessi ciclisti è lo stesso. La strada ha delle regole precise, che purtroppo in pochi rispettano. E' ben diverso nel nord Italia o all'estero.

Ovvero?

Penso ad esempio al Veneto, dove nacque la mia passione per la bici proprio perché tutti la usavano e in ogni luogo nascevano nuove piste ciclabili. Recentemente sono stato anche a Toronto, in Canada, a pedalare. Rispetto a qui c'è un abisso: bike sharing funzionante, chilometri di spazi riservati a pedoni e ciclisti. Persino i poliziotti si muovono su due ruote. A Bari quanti ne vedete?

L'incidente l'ha fermata?

Assolutamente no, sono già tornato in sella. Sabato scorso ho percorso 42 chilometri in mountain bike partendo da Monopoli. L'obiettivo è mantenermi sugli 8mila chilometri all'anno, magari sfruttando l'occasione per scoprire in bici i luoghi meno valorizzati nel nostro territorio, come le chiese rupestri e le zone architettoniche immerse nella natura. Non mi sono mai allontanato dalla bici in vita mia, tranne che nel 2004, quando smisi di fare agonismo per un incidente e poi ripresi come ciclista urbano. 

A chi consiglierebbe il ciclismo?

A tutti, penso si possa andare in bici fino ai 100 anni. Basta che le faccia un esempio: io ora ne ho 50 e non riesco a correre più di sette chilometri per un problema alla schiena. In bici invece vado anche cinque volte alla settimana, per un minimo di due ore. L'anno scorso sono rimasto in sella per addirittura sette ore, macinando ben 165 chilometri in una sola sessione. Il mio record personale.

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