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Valerio de Gioia, il giudice molfettese in prima linea contro i femminicidi: "Serve cambio di passo, omicidio Bufi ferita aperta"

L'intervista al magistrato della prima sezione del Tribunale penale di Roma, che domani sarà ospite a Molfetta dell'incontro 'Codice Rosso – Tra inefficienze del sistema e cronache di delitti annunciati', in programma alle 19 nella sede del Museo Diocesano

Nonostante l'Italia rimanga tra i Paesi europei più 'virtuosi' - terza dopo Grecia e Cipro - sul tema di femminicidio, i dati continuano a far paura: nel 2018 l'Istat ha registrato ben 133 casi su tutto il territorio nazionale. E confrontando i numeri, emerge un dettaglio allarmante: nonostante si sia registrato un calo degli omicidi negli ultimi 25 anni, il fenomeno ha riguardato principalmente le vittime maschili (da 4,0 per 100.000 maschi nel 1992 a 0,8 nel 2016), mentre le vittime donne di omicidio sono rimaste complessivamente stabili (da 0,6 a 0,4 per 100.000 femmine). Perché ciò accade in un Paese dove a luglio scorso è stato approvato il 'Codice Rosso', la legge a tutela delle donne vittime di violenze e discriminazioni? Ne abbiamo parlato con Valerio de Gioia, giudice - di origini molfettesi - della prima sezione del Tribunale penale di Roma che domani sarà ospite a Molfetta dell'incontro 'Codice Rosso – Tra inefficienze del sistema e cronache di delitti annunciati', in programma alle 19 nella sede del Museo Diocesano.

Nonostante i dati Istat ci vedano tra i Paesi europei con meno femminicidi, la statistica rimane sempre alta, ovvero un morto ogni 3 giorni. Come si inverte una tendenza che sembra ormai affermata?
"Con interventi legislativi coraggiosi che consentano alle forze dell’Ordine e alla magistratura di disporre di strumenti realmente efficaci contro questo preoccupante fenomeno".

Il ‘Codice Rosso’, approvato a luglio dello scorso anno, non sembra aver avuto l’effetto dovuto. A suo parere perché?
"L’autore dei reati c.d. di violenza di genere e domestica non si lascia intimidire dall’aumento delle pene; non basta imporre al Pubblico Ministero l’obbligo di sentire la vittima entro tre giorni se non si interviene in modo organico sulla disciplina delle misure cautelari e di prevenzione da adottare nella immediatezza dei fatti denunciati che, come noto, costituisce la fase di maggior rischio per la incolumità della persona offesa".

Cosa suggerirà di implementare successivamente nella legge a tutela delle donne vittime di violenze e discriminazioni?
"Tutela massima e immediata a chi denuncia sia nella fase delle indagini sia nella successiva fase del processo; obbligatorietà del ricorso all’incidente probatorio così da sottrarre la persona offesa a tempi processuali incompatibili con i meccanismi di rimozione che, a livello psicologico, la vittima naturalmente tende ad attivare". 

Quello domestico rimane ancora uno dei setting principali per l’omicidio di donne? Per quale motivo?
"Per un problema culturale: alcuni uomini ritengono loro naturale diritto l’esercizio di un dominio assoluto sulla propria compagna o moglie che si traduce, in caso di dissenso da parte di quest’ultima, in violenze di varia natura (psicologica e fisica) alle quali la stessa deve sottostare".

Domani lei sarà a Molfetta insieme alla giornalista del Tg1 Adriana Pannitteri. C’è qualche caso di femminicidio in Puglia che ha avuto modo di approfondire negli ultimi anni?
"Pur non essendomene occupato personalmente, mi ha molto colpito la vicenda della molfettese Annamaria Bufi (23enne il cui corpo fu trovato senza vita sulla SS 16bis nella notte tra il 3 e il 4 febbraio 1992, ndr) che costituisce una delle più grandi sconfitte di quelle istituzioni di cui oggi mi pregio di far parte: la circostanza che l’evento si sia verificato nella mia amata terra e nel periodo in cui iniziavo gli studi giuridici, rende ancor più doloroso sapere che, a distanza di così tanti anni, non si sia ancora riusciti a trovare il colpevole. L’evento, fortemente voluto dall’Assessore alla Cultura Sara Allegretta, costituisce la base di un dialogo con la comunità le cui istanze non devono essere mai disattese".

Oltre a leggi che tutelino maggiormente le donne vittime di violenze prima che si giunga al femminicidio, c’è ancora bisogno di un cambio di mentalità da parte degli italiani?
"Assolutamente sì. Da padre di una bambina di tre anni farò tutto il possibile per sensibilizzare le istituzioni ad un cambio di passo partendo – come dice sempre la mia amica Adriana Pannitteri, sempre in prima linea contro questo terribile fenomeno – dalla scuola che deve investire sulla educazione sentimentale".

L'incontro a Molfetta

L'evento 'Codice Rosso – Tra inefficienze del sistema e cronache di delitti annunciati' fa parte della terza edizione di Rosso Porpora , rassegna sulla violenza di genere nata da un iniziativa dell Assessorato alla Cultura del Comune di Molfetta. "L’universo femminile è sempre al centro di questa rassegna, ma con uno sguardo, quest’anno, ai diritti delle donne", ha osservato l’assessore alla Cultura Sara Allegretta.

"I recenti interventi legislativi costituiscono un indubbio passo avanti nella lotta al cosiddetto ‘femminicidio’, ma non è ancora abbastanza; occorrono nuove e coraggiose misure a tutele delle vittime di questi gravi reati", le parole del magistrato de Gioia che è anche autore, con l’avvocato Gian Ettore Gassani, dell’opera ‘Codice Rosso. Le norme a tutela delle donne vittime di violenze e discriminazioni dopo la legge del 19 luglio 2019, n. 69’. L’occasione giusta per un approfondimento sulla legge 69/2019 denominata appunto Codice Rosso.

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