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Domenica, 23 Giugno 2024
Cronaca

Farmaci e dispositivi medici sottratti dall'Oncologico: misure cautelari per sei dipendenti ed ex lavoratori dell'ospedale

L'indagine condotta dalla polizia e coordinata dalla Procura avrebbe messo in luce l'esistenza di "un singolare 'magazzino di rifornimento gratuito'" al quale gli indagati avrebbero attinto prelevando materiale poi utilizzato per attività domiciliari 'in nero'

I farmaci e presidi medici destinati ai malati oncologici sottratti dall'ospedale e utilizzati per l'attività domiciliare 'in nero' (come prelievi di sangue, medicazioni, somministrazioni di flebo) da parte di dipendenti ed ex dipendenti che si sarebbero indebitamente impossessati del materiale. L'indagine, condotta dal personale della Polizia di Stato in servizio presso la Sezione di P.G. e coordinata dalla Procura di Bari, avrebbe permesso di documentare "quotidiane e sistematiche condotte di peculato in relazione alla sottrazione di farmaci e dispositivi medico-chirurgici" e ha portato nelle scorse ore all'esecuzione di sei misure cautelari nei confronti di dipendenti ed ex dipendenti dell’ospedale Giovanni Paolo II di Bari.

Le misure (una interdizione dai pubblici uffici, un obbligo di presentazione alla P.G., e quattro divieti di dimora nel Comune di Bari) emesse dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Procura, costituiscono l’epilogo di una indagine iniziata nel 2020 a seguito di una denuncia da parte di una dipendente dell’IRCCS Giovanni Paolo II, che ha determinato altre attività investigative tra cui numerose perquisizioni eseguite nel mese di giugno 2021, culminate con il sequestro di ingenti quantità di presidi medico-ospedalieri di appartenenza del nosocomio e, dunque, pubblica.

Il 'magazzino gratuito' a disposizione del personale

Gli accertamenti, condotti attraverso l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali audio/video all’interno dei locali del reparto di Oncologia Medica dell''Oncologico' di Bari, anche grazie alla collaborazione dei dirigenti del IRCCS, avrebbe portato alla luce, spiegano gli investigatori, "un singolare “magazzino di rifornimento gratuito” di medicinali e presidi medico-chirurgici a completa disposizione del personale (in servizio e non) del nosocomio". In particolare, la diffusa attività di sottrazione di farmaci e presidi medici (farmaci di ogni genere, siringhe, flebo, cateteri, Port-a-Cath, garze, pannoloni, traverse, ecc.) sarebbe stata finalizzata ad alimentare l’attività domiciliare “in nero” (prelievi del sangue, medicazioni, somministrazione di flebo ecc.) svolta quotidianamente dai destinatari delle misure, tra cui anche ex dipendenti in quiescenza, che con la complicità e collaborazione del personale in servizio, avrebbero sottratto dall’interno degli armadi dell’infermeria e dai depositi del reparto  farmaci e dispositivi medico-chirurgici destinati agli ammalati oncologici.

"Situazione stratificata nel tempo"

Il sistema monitorato ha permesso di rilevare "una situazione stratificata nel tempo e risalente in alcuni casi al 2014, suscettibile, quindi, di durare sine die in assenza di un energico intervento repressivo, atteso il diffuso disinteresse documentato da parte del personale per legge tenuto alla corretta custodia di questi beni (sovente coinvolto nel successivo smercio a fini di lucro della refurtiva)". Parte dell’ingente materiale sequestrato, trafugato dai locali del nosocomio e accumulato in depositi 'casalinghi', è stato già donato ad associazioni di volontariato – Soc. Coop. Aliante, Ente Assistenziale SER Bari, Emporio della Salute - operanti sul territorio barese, in favore di persone indigenti.

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