Cronaca

La gestione sostenibile dell’acqua in Puglia: più ombre che luci

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

La questione "acqua" in Puglia assume oggi particolare rilevanza sotto molti punti di vista; tra questi si citano, come particolarmente significativi, il mai risolto bilancio fra le poche disponibilità e le molte richieste, e la valutazione degli effetti dovuti agli eventi estremi, in particolare quelli di piena. La soluzione che si può dare a questi problemi non è unica e dipende molto dall'obiettivo che si intende perseguire: in passato, spesso, esso è stato prevalentemente economico e si è concretizzato nella realizzazione di nuove opere, individuate attraverso procedure fin troppo sbrigative, talvolta nemmeno in grado di raggiungere l'obiettivo per cui esse erano state individuate. E' invece necessario che l'intera questione venga affrontata tenendo in conto sia le problematiche ambientali che le esigenze di tutte le componenti sociali interessate, in particolare di quelle più consapevoli del fatto che il bene acqua non sarà in futuro disponibile in maniera illimitata: pur non dimenticando che esso rimane uno dei maggiori fattori propulsivi dello sviluppo di un territorio, questo sviluppo non potrà essere duraturo nel tempo se contestualmente non viene conservato e preservato con grande attenzione l'aspetto sia quantitativo che qualitativo della risorsa acqua.

In questo scenario l'attuale panorama pugliese presenta più ombre che luci: a fronte di norme europee che tengono sempre più in conto la conservazione dell'ambiente, di leggi nazionali che ormai da diversi anni fissano procedure e vincoli, in Puglia il ritardo con cui vengono attuate le azioni richieste dal quadro normativo di riferimento è sintomatico di un sostanziale ingiustificato "immobilismo" dalle radici antiche nei confronti delle molteplici questioni ambientali connesse alla gestione del ciclo integrato del bene acqua. I fabbisogni idrici complessivi del territorio pugliese sono nettamente maggiori non solo delle disponibilità interne (costruite dai prelievi della falda carsica profonda e dalle fluenze dei corsi d'acqua che intersecano o lambiscono alcune province pugliesi), ma anche di quelle extra regionali che giungono in Puglia attraverso acquedotti ormai in esercizio o di accertata fattibilità ma non ancora realizzati.

La situazione attuale richiede un insieme di provvedimenti, la cui adozione va inquadrata in una logica complessiva, non settoriale, in cui gli interessi generali devono prevalere su quelli dei singoli comparti interessati. In particolare, va attentamente rivista la gestione dell'approvvigionamento idrico in agricoltura, che costituisce uno dei punti più delicati dell'intero comparto: il forte deficit fra richieste e disponibilità non potrà in futuro essere migliorato, anzi già la configurazione attuale è, sotto molti punti di vista, forse già ben oltre il limite di un ragionevole equilibrio, considerato l'effetto negativo esercitato sulla qualità della falda carsica dall'eccesso di prelievi irrigui estivi; andrebbero implementati processi virtuosi che pur mantenendo l'attuale livello di occupazione, consentono un uso più razionale delle risorse disponibili abbandonando culture fortemente idro-esigenti e privilegiando invece l'adozione di pratiche agronomiche a forte contenimento dei consumi, come peraltro insegnano le consolidate esperienze di campo effettuate dagli israeliani in contesti climatici ben più complessi dei nostri; vanno anche considerate le ricorrenti crisi di disponibilità, dovute ai ripetuti fenomeni siccitosi, che esaltano la conflittualità fra i diversi utenti del bene acqua; se da un lato sono il segno più evidente dell'influenza delle attività antropiche (in senso globale e planetario) sul ciclo idrologico delle precipitazioni e dei deflussi, dall'altro queste evidenziano come il ruolo della "politica" debba essere fortemente esercitato per comporre i dissidi e i contrasti di carattere sociale ed economico fra territori distinti e attività produttive contrastanti: a questo proposito va evidenziato come il fenomeno abbia in passato interessato una scala interregionale, mentre oggi il dissidio in maniera altrettanto grave riguarda territori di preminente scala regionale, basti pensare al dibattito in corso a diversi livelli in questi giorni sulla questione depuratori e depurazione; va data una significativa importanza, in questo contesto, al riuso in agricoltura nel territorio pugliese delle acque reflue urbane, opportunamente depurate: esso non solo

riduce il deficit del bilancio idrico pugliese, ma rappresenta indirettamente anche un miglioramento delle generali condizioni ambientali della regione, riducendo sia il prelievo della falda carsica sia l'entità dei volumi scaricati a mare. Ne deriveranno in futuro condizioni di balneabilità e uso turistico della costa più affidabili e sostenibili.

Infine, non è possibile fare a meno di mettere in luce da un lato un forte degrado ambientale, testimoniato da evidenze oggettive, e dall'altro il comportamento "schizzoide" di molte Amministrazioni Comunali che, indipendentemente dal loro "colore politico", stanno puntando più ad eludere i vincoli che a comprenderne il significato e a validarne l'ampiezza.

In sostanza, introducendo nuovi vincoli all'uso del territorio interessato da possibili frane e/o allagamenti dovuti al transito di piene di assegnato rischio idraulico, ha evidenziato, sia pure con qualche imprecisione, quanto compromesso sia il nostro territorio rispetto al verificarsi di eventi che, piuttosto rari in passato, sono negli ultimi anni diventati più frequenti specie laddove l'intervento antropico ha più profondamente modificato il comportamento idraulico dei corsi d'acqua naturali impermeabilizzando i suoli, ostruendo con costruzioni di vario genere le sezioni originariamente destinate al libero deflusso delle piene, ecc.

In questo scenario, un governo regionale attento alla conservazione del territorio e alla protezione della classi sociali meno difese, deve individuare una politica di tutela ed essere in grado di attuarla, non solo attraverso una attenta azione legislativa, ma potenziando e soprattutto sensibilizzando i propri organi tecnici deputati al raggiungimento di questo obiettivo. A poco giovano diatribe alle quali siamo costretti ad assistere in questi giorni, che assumano più carattere strumentale e che nulla hanno a che vedere con la tutela del territorio, soprattutto se queste sono sollevate da chi sino a qualche mese va ricopriva ruoli di responsabilità e decisionali nella gestione di questi processi. Piuttosto, la linea individuata dalla Vicepresidenza regionale e cioè quella dell'approccio integrato alla gestione della risorsa acqua, che privilegia il riutilizzo, dovrebbe essere l'obiettivo su cui concentrarsi.

Alla luce di ciò risulta inimmaginabile, anche solo pensare che la soluzione alla corretta gestione delle acque reflue nell'individuazione del recapito finale possa essere semplicemente lo scarico a mare.

Elvira Tarsitano

Presidente Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi

"…gli ecosistemi si sono organizzati in modo da sviluppare al massimo la sostenibilità. Questa saggezza della natura è l'essenza della formazione ecologica" (F. Capra, Conferenza di Liverpool, 20-3-1999)

"…« Noi possiamo sopravvivere come specie solo se viviamo in accordo alle leggi della biosfera. La biosfera può soddisfare i bisogni di tutti se l'economia globale rispetta i limiti imposti dalla sostenibilità e dalla giustizia. Come ci ha ricordato Gandhi: "La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l'avidità di alcune persone". » (Vandana Shiva)

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