Lunedì, 21 Giugno 2021
Cronaca

Rapporto "Ecomafia 2011", la Puglia al quarto posto per reati ambientali

Presentato il rapporto annuale di Legambiente sulla criminalità ambientale. Puglia stabile al quarto posto nella classifica generale, ma in testa per il ciclo illegale dei rifiuti: il primato di infrazioni accertate spetta a Bari

Nella classifica generale dell'illegalità ambientale in Italia, la Puglia rimane stabile al quarto posto, ma i dati contenuti nel "Rapporto Ecomafia 2011", presentato oggi da Legambiente, sono tutt'altro che incoraggianti.

Per quanto riguarda il ciclo illegale dei rifiuti, la nostra regione sale al secondo posto, subito dopo la Campania, con 609 infrazioni accertate (il 10,2% di incidenza sul totale nazionale), 616 persone denunciate e 294 sequestri. Tra le province pugliesi il record di infrazioni accertate (262) lo detiene Bari, con un illegalità diffusa e penetrante, non sempre espressione di congegnate strategie criminali, ma non per questo meno preoccupante. In Puglia, dal 2002 ad oggi, ci sono state ben 36 inchieste contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, cioè il 19,7% circa delle inchieste su tutto il territorio nazionale.

Inoltre in Puglia, negli ultimi cinque anni (gennaio 2005/settembre 2010) si è registrato un record di discariche abusive di pneumatici fuori uso sequestrate dalle forze dell’ordine, ben 258, quasi il 22% sul totale nazionale. Un primato riconducibile sia a una diffusa illegalità nel settore –dovuta anche alla non piena efficienza dell’intera filiera di raccolta e recupero dei pneumatici fuori uso- sia all’intensa ed efficace attività d’indagine svolta dalle forze dell’ordine. La Puglia, inoltre, si conferma la base logistica di traffici internazionali di rifiuti. I fronti caldi sono sempre i grandi porti di Bari, Brindisi e Taranto. Da qui partono flussi illegali diretti in Europa ma anche, e soprattutto, in Cina, India e Asia. Si tratta di rifiuti costituiti principalmente da materiale plastico di scarto, carta da macero, rottami ferrosi e rifiuti elettrici ed elettronici che però ritornano in Europa, sotto forma di prodotti finiti, dopo essere stati lavorati illegalmente all'estero senza alcuna precauzione per la salute dei lavoratori e dell’ambiente.

Il 2010 è stato anche in Puglia un anno di indagini e di grandi attenzioni sugli interessi mafiosi nelle rinnovabili. A gennaio 2010 è cominciato il processo relativo all’operazione “Ventus”, che riguardava la costruzione abusiva di un impianto eolico nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia scoperto dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato. Risale all’aprile 2010 l’operazione denominata “Turbines Walking” del Corpo Forestale dello Stato che mette sotto sequestro 51 aerogeneratori a Sant’Agata di Puglia (Fg), mentre sono 14 le persone indagate. Nel giugno del 2010, invece, è cominciato il processo frutto dell’operazione “Canali”, condotta dal Comando provinciale dei Carabinieri di Brindisi. Sono loro a scoprire l’interesse del clan Bruno, dominante nell’area di Torre Santa Susanna, per l’eolico. “Attività redditizie come l’eolico e il fotovoltaico attraggono la criminalità organizzata ma anche colletti bianchi, imprenditori insospettabili disposti a truffare pur di accaparrarsi un buon affare. Per questo è importante difendere l’eolico e il fotovoltaico, con grande energia, dai fenomeni corruttivi e da qualsiasi tentativo d’infiltrazione d’interessi illeciti o, peggio ancora, della criminalità organizzata. Limitarsi a screditare tout court, come è avvenuto in questi mesi, l’eolico e il fotovoltaico induce l’opinione pubblica a ritenere che l’energia del vento e quella del sole sono nient’altro che affari sporchi, anzi addirittura affari di mafia”.

Per fortuna, a fronte di una così forte pressione criminale –ha dichiarato Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia-  non mancano le risposte, anche, da parte delle istituzioni regionali. Infatti, la regione Puglia ha messo in piedi, sin dal 2007, una task force composta da tutte le forze dell’ordine, Arpa Puglia e Cnr-Irsa per monitorare, contrastare e prevenire i reati ambientali, che ha raggiunto buoni risultati con 1.337 siti sequestrati a marzo 2011”.

Nella classifica dell’illegalità nel ciclo del cemento, la Puglia quest’anno sale al quinto posto con 566 infrazioni accertate, 728 persone denunciate, 3 arrestate e 317 sequestri effettuati. E’ Lecce a guidare l’avanzata del tacco d’Italia, posizionandosi al sesto posto nazionale fra le province del mattone selvaggio con 211 infrazioni accertate, 266 persone denunciate e 163 sequestri effettuati. “Il mare pugliese –continua Tarantini-  , si sa, attira i turisti ma solletica anche gli appetiti di speculatori e abusivi che, distruggendo le coste e la macchia mediterranea, spingono la Puglia in alto nella classifica del cemento”.


Tra pochi dati positivi il racket degli animali, che vede la Puglia scendere al quinto posto della classifica nazionale con 502 infrazioni accertate.

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