Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Sgarbi a Polignano, il critico: "Contestato da una parte politicizzata del pubblico"

In una lettera pubblicata da "Il Giornale" Sgarbi spiega il suo "sgomento" per la contestazione subita a Polignano:"in piazza numerosi sostenitori di Vendola che hanno sentito nelle mie parole un atto d'accusa nei confronti del loro presidente"

Non si placa la polemica intorno alla vicenda che venerdì scorso ha visto protagonista Vittorio Sgarbi, contestato dal pubblico di Polignano durante il suo intervento al festival letterario "Il Libro Possibile per le sue parole sulla devastazione del paesaggio provocata dall'energia eolica in Puglia e sui presunti interessi mafiosi legati al business delle rinnovabili.  Il critico d'arte, che ha sostenuto dal primo momento di aver subito non solo un'aggressione verbale ma anche fisica attraverso un lancio di bottiglie da parte del pubblico, spiega oggi in una lettera a "Il Giornale" la sua "incredulità" per quanto accaduto a Polignano, riconducendo la contestazione "ad una parte politicizzata del pubblico".

"Non mi è mai capitato - esordisce Sgarbi commentando l'episodio - ed è tanto più strano perché di polemiche e di scontri, anche nelle piazze, ne ho avuti molti. Ma, durante la presentazione di un libro, il Viaggio sentimentale nell’Italia dei desideri, parlando delle bellezze di Puglia ed esaltando luoghi mirabilmente conservati come Ostuni, Martina Franca, la stessa Polignano a Mare dove ero ospite quella sera, tutte località dove, prima di ogni altra parte d’Italia, si è affermato un turismo non balneare ma culturale, non potevo certo immaginare di essere aggredito per avere difeso la Puglia da speculazioni, devastazioni del paesaggio e dimostrati interessi della criminalità organizzata.

"Non appena sono passato dal racconto e dell’illustrazione delle bellezze artistiche all’esaltazione del paesaggio aggredito e letteralmente stuprato dagli impianti eolici e fotovoltaici - prosegue il critico - sono arrivate aspre contestazioni, fischi e insulti da una parte del pubblico, visibilmente politicizzato. I danni irreparabili al paesaggio sono stati denunciati da associazioni come Italia nostra e da uomini di pensiero e scienziati come Umberto Veronesi, Carlo Rubbia, Mario Pirani, Valéry Giscard d’Estaing e perfino l’amministratore delegato dell’Eni Scaroni e il ministro Tremonti.

"Così, mentre io descrivevo i paesaggi aggrediti tra Foggia e Bari pensando ad Accadia, Santagata di Puglia, Troia colla bellissima cattedrale, letteralmente circondati da torri eoliche in gran parte ferme e non collegate alla rete per trasmettere energia, e una parte dei presenti mi contestava con insulti e offese e anche tentando di lanciare lattine e bottiglie, il mio sconcerto e il mio stupore crescevano, non riuscivo a credere che lo scempio non fosse riconosciuto da tutti nella sua clamorosa evidenza. Mi hanno poi spiegato che, pur non avendolo nominato, vi erano in piazza numerosi sostenitori di Vendola che hanno sentito nelle mie parole un atto d’accusa nei confronti del loro presidente. Così ho cominciato a capire, riconoscendo lo stile di antagonisti e no global in alcuni presenti fra il pubblico. Non era un dibattito e non era neanche il luogo per uno scontro politico. Anche per questo ho evitato di fare riferimenti diretti. Ma non potevo tacere i riferimenti agli interessi della mafia dimostrati da numerose inchieste concluse con condanne e sequestri di beni, in Sicilia come in Puglia. Molta ira, molta rabbia nei miei confronti, nonostante la precisione dei miei riferimenti e l’accorata dolente difesa di quel paesaggio che Cesare Brandi aveva attraversato, felice, come «pellegrino di Puglia»".

Sgarbi poi prosegue polemizzando con l'assessore alle Opere Pubbliche Amati per la sua dichiarazione fatta il giorno dopo la contestazione sempre al festival del Libro Possibile:  "Chi contesta le rinnovabili - aveva detto Amati - o è stupido o è in malafede".

"Fortunata la Puglia - conclude Sgarbi sarcastico -  nelle mani di Vendola e Amati tra qualche anno l’inutile paesaggio sarà «impalato» per sempre, alla faccia di noi che credevamo nella bellezza del mondo perduto di Pasolini e Petrini".
 

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