Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Lettere, studenti contro l'obbligo di frequenza: "Solo un ostacolo in più"

L'associazione studentesca Link contro la novità introdotta da quest'anno: "Forte limitazione per gli studenti, mentre il sistema formativo è in ginocchio"

Studenti contro l'obbligo di frequenza alla facoltà di Lettere e Filosofia. La novità, introdotta a partire da questo anno accademico, vale sia per le lauree triennali che per quelle specialistiche, e prevede che per sostenere gli esami i ragazzi debbano frequentare regolarmente i corsi, registrando la propria presenza.

Una decisione, ha spiegato nei giorni scorsi la preside di Facoltà Grazia Di Staso, che si è resa necessaria in applicazione di una legge, ma che comunque sta provocando le proteste degli studenti, soprattutto di coloro che non sono più al primo anno. In molti giudicano "illegittima" la scelta di cambiare all'improvviso le regole, introducendo l'obbligo di frequenza, e  tanti sono anche coloro che denunciano come questo nuovo obbligo penalizzerà soprattutto gli studenti lavoratori, che già compiono grandi sacrifici per mantenersi agli studi. Per gli studenti lavoratori, infatti, è previsto l'esonero dall'obbligo di frequenza, ma solo a patto di presentare un contratto di lavoro: impresa impossibile per molti, visto che nella gran parte dei casi, quelli degli universitari sono lavoretti saltuari, spesso a nero.

A raccogliere la voce contraria degli studenti è stata in questi giorni l'associazione Link, che in un comunicato denuncia come una scelta giustificata con l'intenzione di agevolare gli studenti si trasformi di fatto in un'ennesima difficoltà. "In una fase di totale crisi per il mondo della formazione e della cultura - scrivono gli studenti - le facoltà, anche con i pochi mezzi a loro disposizione, dovrebbero cercare di migliorare la condizione della comunità studentesca, non ostacolare il suo percorso". "Se, da un lato, l’obbligo di frequentare le lezioni viene giustificato come una soluzione a costo zero per stimolare la partecipazione alle lezioni, dall’altro nasconde una forte limitazione per gli studenti".

"Per noi - continua la nota - è doveroso prima di tutto denuciare questo tipo di iniziativa che, avendo effetto su tutti gli studenti in corso, anche quelli iscritti ad anni successivi al primo, è illegittima per il suo valore retroattivo. In secondo luogo, riteniamo che se l’obbligo vuole essere uno strumento per stimolare la partecipazione alle lezioni di docenti che si sentono soli, rispondiamo alla presidenza che dovrebbe interrogarsi su quale didattica viene trasmessa, quale organizzazione delle lezioni viene messa in campo, quali studenti e studentesse non riescono a partecipare!"

"La mancanza di un diritto allo studio vero capace di affrancare uno studente dalla condizione economica di difficoltà lo costringe a lavorare. - sottolineano - Un’organizzazione delle lezioni nei semestri e delle aule fatte sulle disponibilità dei docenti, in una commissione in cui gli studenti non ci sono, costruisce una barriere logistica molto forte alla didattica. Un sapere trasmesso in forma nozionistica, generalistica e sommaria, priva di approfondimenti e laboratori, di contaminazioni con la ricerca produce solo un feticcio più o meno spendibile nel mondo del lavoro chiamata “laurea”. In questo contesto, - concludono - riteniamo sia fondamentale riprendere il discorso su quale Università e quali Saperi vogliamo, per ricostruire un idea di sapere accessibile a tutti, di qualità e capace di modificare il presente".


 

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