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Trova gattino e lo porta al lavoro, poi lo regala alla nipote di una paziente: licenziata!

Patrizia Antonino era impegnata in un centro sanitario di Giovinazzo. La replica: "Pericoloso portare animali non vaccinati nella struttura"

"Sono stata licenziata per aver fatto un gesto caritatevole nei confronti di un animale, non lo trovo assolutamente corretto". Commenta così la notizia del suo licenziamento Patrizia Antonino, operatrice socio sanitaria bitontina che al rientro dalle ferie a giugno ha ricevuto prima una lettera di sospensione e poi il documento che la sollevava dal suo incarico all'interno di un struttura di Giovinazzo specializzata nel trattamento dei malati di Alzheimer.

L'animale citato dalla signora è un piccolo gatto randagio, ritrovato il 15 maggio scorso vicino alla struttura, che la signora avrebbe introdotto all'interno della struttura per salvaguardarlo da eventuali pericoli. Lo staff della casa di cura le avrebbe però subito chiesto di riportare l'animale all'esterno, come confermato anche dalla lettera di licenziamento inviata alla donna, in cui si sottolinea che "la dottoressa (...) le riferiva espressamente di non poter in alcun modo condividere tale improvvida iniziativa, che quindi le vietava espressamente, in quanto erano sconosciute sia la provenienza che le condizioni di salute del gatto". L'animale, secondo quanto riportato dalla lettera, sarebbe poi stato introdotto anche dall'Antonino nel pulmino con cui erano trasportati gli anziani e poi donato alla nipote di una delle pazienti, altro motivo che avrebbe portato il centro a decidere di licenziare la donna, "visto il potenziale pericolo cagionato alla paziente, la grave violazione delle disposizioni già impartite e il rilevante danno all'immagine provocato dalla società" si legge nel documento.

A fare chiarezza sulla vicenda è la stessa Antonino, che spiega di aver portato il gatto all'interno del veicolo solo per evitare che fosse investito. "Stavo guidando io il pulmino e non è finito schiacciato solo grazie ad una brusca frenata - spiega -. Alla vista dell'animale i pazienti mi hanno chiesto se lo potevano tenere. Tra di loro c'era anche donna affetta da Alzheimer di cui si parla nella lettera, richiesta a cui io chiaramente non ho acconsentito. All'arrivo a casa della paziente, però, la nipote maggiorenne - prosegue l'operatrice socio sanitaria - ha chiesto se poteva tenere lei il gatto e io ho acconsentito. Immagino però che non l'abbia detto alla madre della paziente, perché il giorno dopo sono stata richiamata per il gesto e poi licenziata".

Dalla cooperativa che gestisce il centro rigettano però tutte le accuse su un eventuale ingiustificato licenziamento diretto. "Non si può - spiegano - portare in una struttura sanitaria animali che non siano vaccinati, poiché mettono in pericolo la salute dei pazienti, così come non si può portare in un pulmino con persone affette da Alzheimer un gattino senza custodia, con il rischio di fare un incidente". "Noi non siamo contro i gatti o gli animali - concludono -, perché all'interno delle nostre strutture ci sono. Noi facciamo la pet therapy con gatti e cani vaccinati, che vivono insieme a noi. Non possiamo accettare invece i randagi, di cui non sappiamo lo stato di salute". Ora la questione passerà negli uffici giudiziari: l'Antonino, come fa sapere il suo legale, ha intenzione di chiedere di essere riammessa perché ritiene il licenziamento ingiustificato. Ora sarà il giudice a decidere se il suo gesto è meritevole della perdita del posto di lavoro oppure no.

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