Cronaca Madonnella / Lungomare Nazario Sauro

Caso 'Eutelia-Agile': dopo due anni di caos, situazione in stallo

Il 15 giugno di due anni fa la cessione fraudolenta del gruppo Eutelia all'Agile, controllata a sua volta da Omega, che portò a procedure di licenziamento e cassa integrazione per circa 2mila dipendenti. Dopo due anni, poco si è mosso e a Bari si protesta davanti alla Regione

La vicenda 'ex-Eutelia-Agile-Omega' è una vicenda complessa e lunga che si trascina dall'ormai lontano 15 giugno 2009: l'allora Eutelia, controllata dalla famiglia Landi, cede il ramo di Information Technology “Agile S.p.a.” e i suoi 2000 dipendenti ad Omega, società con a capo due noti fallimentaristi, Claudio Marcello Massa e Sebastiano Liori. Pochi mesi dopo (il 22 ottobre 2009) Omega dà il via al processo di licenziamento collettivo che vede coinvolti 1192 dipendenti di Agile sui 1880 totali: da quel momento centinaia di famiglie verranno letteralmente abbandonate al loro destino, senza un lavoro e senza uno stipendio con il quale campare.

La procura di Roma accusa i responsabili di bancarotta fraudolenta (secondo l'accusa, cioè, non si sarebbe trattato di operazioni neutre, bensì di una colossale operazione volta a provocare il fallimento di Agile) e scattano le manette per Pio Piccini, amministratore delegato Omega, Leonardo Pizzichi, presidente Eutelia e nel collegio dei sindaci Mps, Claudio Marcello Massa, amministratore Agile-Omega, Marco Fenu, tesoriere Omega, Salvatore Riccardo Cammalleri amministratore unico Agile, Antonangelo Liori “dominus” Omega e Isacco Landi del cda Eutelia mentre l'amministratore delegato Eutelia, Samuele Landi, sfugge agli arresti rifugiandosi a Dubai. La questione, però, è tutto fuorché risolta per i lavoratori, vere vittime della vicenda: dopo circa un anno e mezzo di cassa integrazione, i lavoratori Agile-ex Eutelia chiedono risposte ai tribunali di mezza Italia, alle procure ed al governo. Chiedono, cioè, che venga risolta la situazione di stallo procurata dall'attuale amministrazione straordinaria dei resti di Agile per far sì che si possa dare il via ad un processo di acquisizione vero e proprio da parte di qualche gruppo interessato. Evento, questo, che avrebbe come conseguenza quella di ridare il proprio posto di lavoro a gran parte dei 2mila lavoratori implicati nella vicenda. Per continuare a dare linfa alla propria protesta dopo 24 mesi di calvario, oggi ci sono stati in tutta la penisola sit-in di protesta dei lavoratori Agile e Bari, implicata nella situazione con 125 lavoratori invischiati nella lunga querelle, ha risposto presente con un picchetto appostatosi in mattinata davanti alla sede della Regione Puglia.

Per tastare il polso della situazione, abbiamo ascoltato due dei tanti rappresentanti dei lavoratori Agile presenti in mattinata, Margherita Marzano e Nino Boccanegra, che ci hanno spiegato meglio la protesta che fa perno sul decreto legislativo n.70 del 13 maggio 2011: "Stiamo attendendo che il decreto venga convertito in legge perché riteniamo che possa essere uno strumento utilissimo per uscire dallo stallo. Per questo premiamo affinché il Governo della Regione Puglia intervenga sul ministro Romani (Ministro dello Sviluppo Economico n.d.r.) invitandolo ad accelerare questa fase affinché alcuni soggetti industriali interessati all'acquisto di Eutelia-Agile possano davvero provare ad acquisire i resti dell'azienda". Poi si passa alle recriminazioni contro le istituzioni: "Da gennaio scorso (periodo dell'ultimo sit-in di protesta) ad oggi non c'è mai stato un incontro concreto con qualcuno delle istituzioni ed è per questo che stiamo protestando in tutta Italia da due anni. La sede di Bari è da sempre considerata un'eccellenza nel settore della sicurezza informatica e ora non si sa che fine debba fare. Oltretutto, ci sarebbe un patrimonio esperienziale di oltre 20 anni che andrebbe buttato". Marzano e Boccanegra chiudono, infine, con le speranze legate agli sviluppi della vicenda: "Noi non ci arrendiamo. In sede penale l'azienda è stata ritenuta colpevole verso i lavoratori, ci siamo costituiti parte civile nel processo e questa nostra richiesta è stata accettata e stiamo premendo affinché il decreto n.70 diventi legge: per tutti questi motivi ci aspettiamo una schiarita nella vicenda. Sappiamo che lo sviluppo non sarà immediato ma fra 3-4 mesi speriamo in una svolta sostanziale".
 

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