Il mercato delle scommesse online spartito dalle mafie: arresti anche a Bari

68 arresto nell'ambito di tre diverse indagini, coordinate dalla Dna e condotte dalle procure di Bari, Reggio Calabria e Catania. A gestire gli affari baresi sarebbe stato Vito Martiradonna, detto 'Vitin l'Enel', con i suoi figli. Coinvolto anche il cantante neomelodico figlio del boss Savinuccio, Tommy Parisi

Foto di repertorio

Tre indagini, portate avanti dalle Procure di Bari, Reggio Calabria e Catania e coordinate dalla  Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, per far luce sulla spartizione fra le mafie del mercato della raccolta raccolta illecita delle scommesse online. 

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68 arresti tra Puglia, Calabria e Sicilia

Gli arresti - 68 in tutto - sono scattati questa mattina, insieme al sequestro di beni in Italia e all'estero per oltre un miliardo. Il volume delle giocate, riguardanti eventi sportivi e non, scoperto dagli investigatori di Guardia di Finanza, Polizia e Carabinieri, supererebbe i 4,5 miliardi. I provvedimenti cautelari riguardano tutti esponenti della criminalità organizzata pugliese, reggina e catanese, oltre a diversi imprenditori e prestanome. Una ottantina le perquisizioni eseguite. I reati contestati, a vario titolo, vanno dall'associazione mafiosa al trasferimento fraudolento di valori, dal riciclaggio all'autoriclaggio, dall'illecita raccolta di scommesse on line alla fraudolenta sottrazione ai prelievi fiscali dei relativi guadagni.

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A Bari il presunto vertice dell'organizzazione: il ruolo dei Martiradonna

A capo dell'organizzazione barese ci sarebbe stato, secondo gli investigatori, Vito Martiradonna, noto con il nomignolo di “Vitin lEnèl”, "già condannato per il delitto di associazione di tipo mafioso insieme al boss ergastolano al 41 bis Tonino Capriati nel processo “Borgo Antico”, significativamente definito in quella sentenza come “cassiere” del clan, dotato di “mente raffinata”". Martiradonna avrebbe realizzato il salto "da cassiere a bookmaker" con - si legge in una nota della Finanza che dà notizia dell'operazione - il "decisivo contributo della nuova generazione di famiglia e, in particolare, dalle straordinarie competenze tecniche acquisite nel settore delle scommesse da Francesco Martiradonna, supportato dai suoi fratelli Michele e Mariano", figli di Vito Martiradonna. "E’ proprio la sinergia di conoscenza tecnica e fama criminale - proseguono gli investigatori - il binomio vincente su cui i Martiradonna hanno fondato il successo economico e la rapida ascesa imprenditoriale, diventando un vero e proprio punto di riferimento anche per le organizzazioni mafiose interessate a questo lucroso business". Ciò in particolare, sarebbe avvenuto, secondo quanto emerge dalle indagini, "non solo in ambito locale, dove i Martiradonna hanno proficuamente interagito con autorevoli esponenti del clan Capriati e del clan Parisi, ma anche in Sicilia, Calabria e Campania, regioni notoriamente dominati dalle cd. mafie storiche, perché anche per Camorra, ‘Ndrangheta e Cosa Nostra “Martiradonna è un nome pesante”".

Otto sale scommesse sequestrate e il coinvolgimento di Tommy Parisi

Nel corso dell'operazione i finanzieri hanno posto sotto sequestro otto sale scommesse, di cui una ubicata a Torre a Mare, una a Triggiano, una ad Altamura e altre cinque su Bari città, di cui quattro a Japigia. E' stato nominato un amministratore giudiziario per consentirà il proseguimento della parte lecita delle attività. Secondo quanto emerso dalle indagini, nei quattro anni attenzionati - dal 2012 al 2016 - il volume delle giocate, solo nelle otto sale sequestrate, sarebbe stato pari a 650 milioni di euro. Secondo gli investigatori, le sale presenti sul territorio cittadino, e in particolare quelle del quartiere Japigia, sarebbero state "gestite direttamente o indirettamente, attraverso prestanome individuati nel corso delle indagini" da Tommy Parisi, figlio del boss Savino, al momento non ancora catturato.
 

"Dalla mafia militare alla mafia degli affari"

L'indagine giunta a conclusione oggi, ritengono gli investigatori, "per la prima volta, certifica la radicale evoluzione in chiave economico finanziaria di quelli che sono, sul piano strategico, i nuovi ambiziosi obbiettivi della criminalità organizzata barese. Non più semplice attività di riciclaggio, ora si entra in maniera prepotente e spregiudicata nei settori di avanguardia del mercato economico globale e lo si fa da protagonisti, con investimenti diretti verso un settore altamente strategico quale quello delle scommesse e del gioco d’azzardo: un ambito che, proprio grazie alle nuove tecnologie e alla globalizzazione, è oggi capace di generare profitti straordinariamente significativi. La mafia degli affari ha ora assunto, stabilmente, una sua specifica identità imprenditoriale e “cerca i nuovi adepti nelle migliori Università”". 

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Il giro di investimenti all'estero

Nel corso delle indagini gli investigatori hanno ricostruito la "complessa e articolata rete associativa", composta da una serie di "società ubicate nei paradisi fiscali, a loro volta schermate da trust e fiduciarie, con un assetto piramidale che vede saldi al vertice i Martiradonna e che si sviluppa  in linea discendente attraverso la vasta filiera dei master, degli agenti e sub-agenti", ai quali sarebbe spettato il compito di 'acquisire' territorio e scommettitori. In questo modo l'azienda avrebbe acquisito "importanti spazi commerciali anche in altre nazioni come Brasile, Colombia, Nigeria, Romania, Vietnam, Panama, Paraguay Argentina, Russia". Un altro aspetto messo in luce dalle indagini riguarda proprio i profitti: accertamenti economico-patrimoniali hanno permesso di "individuare e a porre sotto sequestro i significativi investimenti economico-patrimoniali effettuati, nel corso del tempo, dai Martiradonna e dai  Parisi  attraverso un’articolata trama di intestazioni fittizie". Nell'ambito dell'operazione è quindi scattato il sequestro finalizzato alla confisca per sproporzione del rapporto fonti-impieghi e il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente nonché alle misure di cautela reale specificatamente previste per la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche derivante da reato. 

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