Braccialetti elettronici "ancora insufficienti", la denuncia dei penalisti: previsti da 20 anni ma dimenticati

Da Bari gli avvocati rilanciano l'allarme dell'Unione delle Camere Penali italiane: la misura potrebbe contribuire a risolvere il sovraffollamento delle carceri, ma la fornitura dei nuovi dispositivi prevista dal Ministero dell'Interno è bloccata dal 2018

"L'Unione delle Camere Penali italiane continua a denunciare la mancanza di braccialetti elettronici che potrebbe risolvere, almeno in parte, il sovraffollamento dei nostri istituti di pena. Le procedure di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici dei detenuti agli arresti domiciliari sono disciplinate da circa 20 anni e da 6 il legislatore ne ha stabilito l'uso prevalente", ma "ci sono detenuti che potrebbero usufruire della misura e restano invece reclusi, in attesa della disponibilità dei dispositivi".

La Camera penale di Bari 'Achille Lombardo Pijola' rilancia in una nota la denuncia fatta a livello nazionale dall'Unione delle Camere Penali italiane, in occasione della quinta edizione della 'giornata dei braccialetti'.

"I braccialetti - rimarcano i penalisti in una nota - sono insufficienti nonostante - dopo anni di perdite di milioni di euro senza alcun risultato concreto - sia stato effettuato ed aggiudicato un bando per la nuova fornitura, che secondo quanto annunciato aveva ad oggetto 12.000 dispositivi. Il servizio doveva partire nell'ottobre 2018, ma ciò non è accaduto a causa del ritardo da parte del Ministero dell'Interno e della nomina della commissione di collaudo".

Già prevista nel 2000, la legislazione in materia di braccialetti - ricordano i penalisti baresi - "fu poi aggiornata con il d.l. n. 143 del 2013 proprio per diminuire il sovraffollamento carcerario", in seguito alla sentenza con cui la Cedu, nello stesso anno "aveva condannato l'Italia per l'utilizzo di sistemi disumani e degradanti nella carcerazione sia di persone in attesa di giudizio sia di persone condannate in via definitiva".

"Dopo il primo, entusiastico, periodo di applicazione della normativa", tuttavia, l'istituto si è scontrato - rimarcano i penalisti - con almeno tre problematiche, dall'insufficienza dei dispositivi alla "tendenza giurisprudenziale di merito che sembra timorosa di prendere in considerazione l'esistenza di una misura meno afflittiva di quella carceraria in grado di garantire alla stessa maniera le esigenze cautelari".

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"La Camera penale di Bari - conclude la nota - nel denunciare ancora una volta la cronica mancanza di strumenti di controllo, che vanifica la possibilità per le persone detenute di ottenere una misura più umana sottolinea ancora una volta come l'istituto di cui all'art. 275 bis cpp sia stato concepito per assicurare il controllo della persona in attesa di essere giudicata con un minor sacrificio della sua libertà personale", e "riafferma il principio secondo cui la custodia domiciliare con particolari modalità di controllo assolve perfettamente al compito di garantire le esigenze cautelari e a quello non meno nobile, anzi preminente, di dimuinuire l'afflittività dello stato detentivo per una persona in attesa del processo".

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