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#stopbuonascuola, gli studenti tornano in piazza: "Non è questa la riforma che vogliamo"

La manifestazione per le strade del centro: "Il governo non ha ascoltato le nostre proposte. Nessuno ha parlato della Legge di Iniziativa Popolare che sosteniamo insieme a tantissimi docenti e genitori in tutto il Paese"

Sono scesi nuovamente in piazza per dire no al progetto di riforma 'La Buona scuola', per chiedere più fondi per il diritto allo studio e più spazi per gli studenti. Dopo l'ondata di proteste e occupazioni dello scorso autunno, questa mattina, a Bari come in altre città italiane, gli studenti sono tornati a a manifestare.

Al centro della contestazione, la riforma scolastica elaborata dal governo Renzi attraverso una "consultazione" che per i ragazzi è stata una farsa: "Una riforma della scuola non si può calare dall’alto provandola a legittimare con due click in una tastiera, chiamandola poi “consultazione”. La vera consultazione si è fatta nelle scuole del Paese, e l’hanno fatta gli studenti nelle assemblee, autogestioni e occupazioni, molto spesso assieme a docenti, genitori e personale. E questa consultazione nata dal basso, e non calata dall’alto, è stata chiara: il Governo non ha capito nulla di scuola e le sue idee puzzano di vecchio, seguendo le linee tracciate dai governi precedenti. Ma il Governo è stato sordo e si è accontentato di circa 6500 studenti che hanno compilato il questionario consultivo per dire che avevano realizzato la consultazione più grande degli ultimi anni. Sordo e cieco di fronte al mezzo milione di studenti che questo autunno si sono mobilitati in tutto il Paese. Noi però non ci fermiamo, perché la battaglia è ancora tutta da giocare", spiegano in una nota i ragazzi dell'Uds.

"Nel pieno della propaganda di Governo, - proseguono - nessuno ha parlato delle proposte alternative alla “Buona Scuola”. Nessuno ha parlato della Legge di Iniziativa Popolare che come studenti sosteniamo insieme a tantissimi docenti e genitori in tutto il Paese. Vogliamo che finalmente si costruisca una idea di scuola. Quella di questo Governo parla di produttività e di necessità di adeguarsi al mercato. Noi, che siamo “poveri in incubazione”, che subiamo un’esclusione quotidiana dalla cittadinanza, che subiamo una dispersione scolastica altissima nelle nostre classi, non pensiamo sia da favorire l’idea di scuola del Governo. La nostra parla di diritto allo studio, inclusione sociale, rapporto con il territorio, città educativa, life long learning, capacitazioni, autodeterminazione dell’individuo, scoperta di se’, diritto al recupero e bisogni. Una scuola capace di rispondere ai bisogni della società e non a quelli del mercato".

Ma la protesta degli studenti è indirizzata anche contro la riforma del mercato del lavoro. "Il Jobs Act, la riforma del lavoro di Renzi - dicono - ci renderà tutti più precari e ricattabili. Siamo ripiombati nell’800 in termini di diritti. Intanto la disoccupazione avanza inarrestabile e, come direbbe una bella canzone de Lo Stato Sociale, saremmo costretti a farci concorrenza tra di noi senza mai lavorare. E se lavoreremo dovremmo ben sperare di stare simpatici al padrone di turno per non essere licenziati da un momento all’altro e accontentarci di quattro soldi. Ma se qualcuno pensa che il nostro futuro potrà continuare ad essere marchiato dalla precarietà, dalla povertà e dai ricatti si sbaglia di grosso. Nel corso dell’autunno ci siamo fatti sentire, costruendo proposte alternative sul modello di lavoro e welfare. Continueremo a rivendicare un reddito di base per uscire dalla precarietà, dalla povertà e dal ricatto delle mafie, servizi, l’istruzione gratuita, un salario minimo, la riduzione delle tipologie contrattuali atipiche, un lavoro di qualità e che non inquini, più diritti per tutte e tutti. Non è più tempo di aspettare. Oggi, i ricatti subiti dal popolo greco da parte delle élites finanziarie, ci dimostrano quanto la vera democrazia, fondata sulla giustizia sociale, sia incompatibile con gli interessi delle banche e dei grandi investitori, responsabili delle politiche di tagli degli ultimi vent’anni. Il nostro Paese è stato distrutto da queste politiche ingiuste e oggi dobbiamo rivendicare un’Europa diversa e radicalmente alternativa, senza frontiere e confini, che sappia mettere al centro i diritti, le libertà e il lavoro. Solo cambiando l’Europa riusciremo a contrastare preoccupanti fenomeni quali i neofascismi che imperversano nei nostri Paesi e che speculano sul malessere sociale".

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