Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

"Liberate Cristian": anche a Bari la mobilitazione di Greenpeace

Gli attivisti hanno manifestato in luoghi simbolo della città, da piazza Umberto a Corso Cavour: "Ringraziamo - affermano in una nota - il sindaco Emiliano per la sua adesione" all'appello per coinvolgere i municipi italiani

Anche a Bari, così come in altre decine di piazze in Italia, Greenpeace è scesa in piazza per chiedere la liberazione di Cristian D'Alessandro e degli altri attivisti imprigionati in Russia. I volontari baresi hanno manifestato in alcuni luoghi simbolo della città, tra cui Piazza Umberto e Corso Cavour, recandosi poi davanti al Comune per ringraziare il sindaco Michele Emiliano della sua adesione all'appello promosso dall'organizzazione per coinvolgere i municipi italiani.

Gli attivisti baresi, in una nota, chiedono ai sindaci di "prendere posizione a favore dell’attivismo nonviolento e contro le trivellazioni nell’Artico. Greenpeace ha già raccolto in tutto il mondo la solidarietà di personalità come Desmond Tutu, Aung San Suu Kyi, Paul Mc Cartney e, in Italia, Dario Fo e 139 parlamentari. Ringraziamo il sindaco di Bari per il suo sostegno e speriamo in un sempre più largo appoggio da parte delle istituzioni. In particolare, speriamo che anche il Primo Ministro Enrico Letta intervenga in merito e si esprima a sostegno di Cristian e di tutti gli Arctic30".

Sono passati due mesi da quando 28 attivisti di Greenpeace e due giornalisti freelance, tra cui Cristian D'Alessandro, sono stati arrestati e rinchiusi in Russia con le accuse di vandalismo e pirateria, dopo una protesta pacifica contro le trivellazioni petrolifere nell'Artico, nella quale una nave dell'organizzazione, la Arctic Sunrise, è stata sequestrata con l'arresto di tutti gli occupanti, che ora rischiano fino a 15 anni di carcere: Greenpeace "chiede l’immediato rilascio delle persone detenute in Russia, recluse per aver protestato pacificamente al fine di proteggere l’Artico dalle trivellazioni che minacciano questo fragile ecosistema con possibili conseguenze disastrose per tutto il Pianeta. I membri di Greenpeace avevano il diritto di denunciare questo fatto per il bene dei nostri figli e nipoti".

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