La mappa dei clan in città tra lotta per il vertice e alleanze: "Bari spartita tra 12 gruppi"

Nella relazione della Direzione Investigativa Antimafia lo spaccato delle realtà criminali che controllano gli affari illeciti nel capoluogo e in provincia

Dodici gruppi criminali che si spartiscono gli affari criminali in città, senza un "vertice aggregante, capace di impartire precise direttive ai vari sodalizi" ma con una spiccata "tendenza espansionistica verso i comuni dell’hinterland barese non disgiunta da persistenti tentativi di instaurare “legami” con imprenditori, professionisti e amministratori locali". Il quadro complessivo è della Direzione Investigativa Antimafia nella relazione al ministro dell'Interno e al Parlamento dell'attività svolta nel secondo semestre 2016 in Puglia e Basilicata. I recenti risultati investigativi hanno consentito di vedere un'aumento dei collaboratori di giustizia, consentendo di far luce su alcuni omicidi e tentati omicidi commessi negli ultimi anni e rendendo noti i nuovi assetti della criminalità barese.

Fibrillazioni, instabilità interna, pentiti e lorra per la leadership

Tra le caratteristiche individuate dagli investigatori, le fibrillazioni, l'instabilità interna ai clan per la presenza dei 'pentiti' e quindi la lotta per il comando. Una vera e propria nuova articolazione che vedrebbe il clan Di Cosola in una "confederazione mafiosa" con le altre compagini baresi Capriati, Parisi e Diomede-Mercante, tutti contro gli Strisciuglio, con i fatti di sangue dei primi mesi el 2016 riconducibili alla lotta a discapito di questi ultimi. Di qui, secondo gli inquirenti, i vari tentativi di espandersi in altre zone, ad esempio, a San Pio, 'controllato' dagli Strisciuglio il cui predominio era stato insidiato da Capriati e Di Cosola. I clan baresi, inoltre, utilizzerebbero rifornimenti di armi da Paesi balcanici e manifesterebbero, secondo la Dia, " la propensione ad avvalersi sempre più di persone incensurate, costrette, per evitare rappresaglie, a custodire in appartamenti armi o sostanze stupefacenti, con quest’ultime che rimangono un prioritario ambito di interesse delle organizzazioni.

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La mappa dei clan della città di Bari

La mappatura geo-criminale del capoluogo vede Bari divisa per zone e clan: il gruppo Telegrafo-Montani-Misceo "strutturato su legami familiari", attivo nel quartiere San Paolo; gli Strisciuglio (in rapporti di parentela con il precedente clan e rivale dei Capriati), storicamente legato al Borgo Antico di Bari, attivo sui quartieri Libertà, Stanic, San Paolo, San Girolamo, Palese, San Pio, Santo Spirito e Carbonara; i Capriati, attivi nel Borgo Antico di Bari e con zone d’influenza a San Girolamo ed a Modugno in contrasto al clan Strisciuglio; Il gruppo Diomede-Mercante che opera soprattutto nei quartieri Libertà e San Paolo, ma con influenza anche su Poggiofranco e Carrassi, in contrasto con il clan Telegrafo; il clan Parisi si espande invece verso il sud-est barese, opera in sinergia con il gruppo Palermiti ed attivo nel quartiere Japigia e in comuni metropolitani assieme al gruppo ex Stramaglia; il clan Di Cosola attivo soprattutto nel quartiere di Carbonara, con influenze anche su Ceglie del Campo e Loseto, nonché nei comuni di Valenzano, Adelfia, Bitritto, Sannicandro di Bari e Giovinazzo; il gruppo Campanale (articolazione del clan Strisciuglio) opera nel quartiere San Girolamo, dove insiste la storica faida con il clan Lorusso (vicini ai Capriati) per il controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti e del racket delle estorsioni. A questi si affiancano gruppi minori, come i Fiore-Risoli, attivi nel quartiere San Pasquale, su cui opera anche il gruppo Velluto, gli Anemolo, operativi nei quartieri Carrassi e Poggiofranco e i Di Cosimo-Rafaschieri, presenti nel quartiere Madonnella.

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