"Fase di stallo dopo i blitz della polizia": l'analisi della Dia sui clan nella provincia

Il report del secondo semestre 2018 mostra come - a differenza del capoluogo - nel Barese non si siano acuiti gli scontri per il controllo dei racket

Se a Bari si è acuito lo scontro tra i clan per la gestione dei racket, come certificato dal rapporto del secondo semestre 2018 della Direzione investigativa antimafia, nella provincia si è registrata una fase di stallo specie nelle aree ricadenti sotto il controllo, più o meno diretto, dei sodalizi del capoluogo maggiormente colpiti dall’azione di contrasto delle Forze di polizia". A spiegarlo è proprio la Dia nel rapporto presentato al Parlamento, in cui delinea poi una mappa del lavoro dei clan nelle città 'calde' del Barese.

La mappa dei clan nella provincia

Si parte da Bitonto, dove sembrerebbero temporaneamente sospesi gli scontri tra i diversi clan in lotta per il controllo delle attività illecite nelle varie zone della cittadina. Una pax seguita alle ostilità tra i clan Cipriano e Conte (articolazione locale del clan Capriati) riprese a partire dall’autunno 2017, quando  alcuni soggetti dei Cipriano erano transitati nel clan rivale, il cui boss aveva dato loro l’incarico di aprire una nuova piazza di spaccio nel centro storico di Bitonto (denominata “del ponte”). Ciò aveva determinato una serie di aggressioni, pestaggi e raid armati, culminati il 30 dicembre 2017 nella morte accidentale di una 84enne del posto, le cui indagini avevano portato a diversi arresti: in primis di tre soggetti del clan Cipriano, ritenuti responsabili del tentato duplice omicidio - avvenuto il 23 febbraio 2018 contro due affiliati dei Conte (uno dei quali poi divenuto collaboratore di giustizia) - il secondo arresto ha riguardato altri due elementi del clan Conte, ritenuti rispettivamente il mandante (il capo clan) e l’esecutore materiale dell’attentato, commesso a Bitonto il 14 marzo dello scorso anno, contro un affiliato del clan Cipriano. Anche in quel caso era rimasta ferita una persona esterna agli affari dei clan: una ragazza che stava passeggiando in zona.

Spostandoci invece nei territori di Rutigliano, Locorotondo ed Alberobello, dopo i numerosi arresti che hanno colpito i clan baresi dei Capriati e Di Cosola, sembra essere venuto meno il controllo monopolistico delle piazze di spaccio e del racket: "attualmente - spiega la Dia nel rapporto - si contendono la gestione delle attività illecite gruppi meno strutturati, ma comunque inclini all’uso delle armi". In tale ambito, non solo sarebbe maturato il conflitto a fuoco, avvenuto a Rutigliano il 14 novembre 2018, ma si sarebbero sviluppati anche fenomeni di inclusione, nel mondo dello spaccio, di giovanissimi sino ad allora estranei ai circuiti criminali. A conferma di ciò c'è l'operazione, conclusa nel mese di ottobre, ad Alberobello, nei confronti di un gruppo di ragazzi, ritenuti responsabili di detenzione e spaccio di hashish, marijuana, cocaina e ketamina. "Analoghe considerazioni - aggiungono - possono trarsi anche dagli esiti dell'operazione 'Holy drug', che ha riguardato la movida di Bari, per i relativi risvolti nei comuni di Triggiano e Noicattaro".

A Terlizzi si è visto invece il ridimensionamento del gruppo Dello Russo, tendenzialmente proiettato verso il controllo delle piazze di spaccio dopo la disgregazione del clan rivale dei Baldassarre.  Ridimensionamento seguito all’operazione 'Short Message' di novembre dei carabinieri di Lecce: l’inchiesta sul traffico di stupefacenti in Salento ha mostrato il sodalizio tra il gruppo Panarese di Tricase e il clan terlizzese, che garantiva l’approvvigionamento di marijuana e cocaina.

Ad Altamura gli scontri riguardano diversi clan: sono in contrasto tra loro per il controllo delle attività illecite (mercato degli stupefacenti e indotto del gioco d’azzardo) il gruppo D’abramo vicino al clan Parisi di Bari, i Dambrosio (legati al clan Di Cosola), i Loiudice-Rinaldi ed un’articolazione del clan Diomede, attivo nel capoluogo di Bari.

L'interesse per il gioco d'azzardo

Oltre al mercato degli stupefacenti, un altro settore verso il quale convergono gli interessi delle cosche cittadine nella provincia è quello del gioco d’azzardo. Significativa, al riguardo, l’operazione che ha portato, a Bitonto, all’arresto di due fratelli, titolari di una sala scommesse,che avevano minacciato con le armi due funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato, nel corso di un controllo nell’esercizio pubblico, affinché redigessero un falso verbale da cui non risultassero irregolarità. Una successiva ispezione eseguita dalla Guardia di finanza ha consentito di accertar anchee violazioni relative ai pagamenti (accettati solo in contanti) ed alla presenza di computer che permettevano la connessione a siti di gioco on line gestiti da società estere, non autorizzate ad operare in Italia. Di particolare rilievo risulta anche la sentenza della Corte di Assise di Bari che, nel condannare due imputati per omicidio preterintenzionale, ha evidenziato l’interesse dei clan Dambrosio e Loiudice verso la gestione di circoli privati e verso i consistenti guadagni derivanti dal gioco d’azzardo. In particolare i Loiudice, attraverso una ditta di riferimento imponevano l’installazione di video poker e slot-machine.

Numerosi sono stati, nel semestre in esame, gli episodi intimidatori (attentati dinamitardi, incendiari e danneggiamenti) in danno di imprenditori, commercianti e artigiani - indicativi della persistenza del fenomeno del racket - ma anche in pregiudizio di pubblici amministratori ed appartenenti alle Forze di polizia. Particolare attenzione deve essere poi prestata agli episodi intimidatori che riguardano le imprese operanti nel ciclo dei rifiuti, potenziali indicatori di tentativi d’infiltrazione nel settore da parte della criminalità organizzata.

Gli altri reati

Passando invece ai reati predatori, elevato è il numero nella provincia i, tanto che le statistiche la attestano tra quelle con il tasso di furti più elevato in Italia. Spiccano le rapine (ai portavalori, ai tir ed alle sale gioco), le “spaccate” a gioiellerie ed esercizi di vendita tabacchi, gli assalti a bancomat726, ATM e colonnine selfdelle aree di servizio, nonché i furti di camion, auto e trattori. "Al pari della delinquenza della BAT e del foggiano - ricordano dalla Dia - quella barese è altamente specializzata e professionale nella pianificazione delle attività criminali, facendo ricorso ad ordigni esplosivi o a mezzi pesanti per scardinare i blindati portavalori". Lo prova la cattura, avvenuta il 7 agosto 2018 all’interno di una masseria sita in agro di Giovinazzo, di due pericolosi latitanti (uno dei quali, cerignolano, già condannato per associazione di tipo mafioso e luogotenente del clan Piarulli, l’altro pregiudicato legato alla criminalità bitontina), componenti del commando armato che la sera del 4 dicembre 2016, a Catanzaro, assaltò il caveau di una società di trasporto e scorta valori, asportando 8,5 milioni di euro in contanti.

Si registra, inoltre, un incremento dei reati che colpiscono il comparto agricolo, ed, in particolare, dei furti dei prodotti della terra (olive, mandorle, uva, ciliegie, olio), cui si associano i furti delle attrezzature e dei mezzi, nonché i danneggiamenti e le estorsioni finalizzate anche ad imporre forme di guardiania o il controllo di particolari settori produttivi, tutti fenomeni sintomatici di una possibile infiltrazione mafiosa. Anche su quest’area continua a registrarsi il fenomeno del caporalato,come confermano gli esiti della già citata operazione “Macchia nera”, nell’ambito della quale è stata disarticolata un’associazione finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, che non solo praticava estorsioni in danno dei lavoratori, ma truf-fava anche l’INPS. Il sodalizio era capeggiato dall’amministratore di un’azienda agricola di Bisceglie, che eseguiva l’attività di “commercio all’ingrosso di frutta ed ortaggi freschi”, il quale, mediante l’intermediazione di caporali, reclutava braccianti agricoli del comprensorio sud-est barese (Mola di Bari, Noicattaro, Conversano e Ruigliano) che, a bordo dei pullman dell’azienda, venivano condotti presso il magazzino di Bisceglie o presso col-tivazioni dislocate nel nord barese e nel foggiano. Tramite, poi, un esperto contabile, venivano rielaborati i dati relativi alle prestazioni eseguite, con la predisposizione di buste paga indicative di compensi e numero di giornate lavorative non corrispondenti al vero, così realizzando un sistema di frode ai danni dell’INPS, i cui profitti illeciti venivano riciclati nel circuito imprenditoriale dell’azienda.

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Proseguendo nell’analisi delle infiltrazioni nell’economia locale, nel rapporto viene anche citata l'operazione della DIA di Bari che, in collaborazione con le omologhe strutture di Milano, Roma e Torino, nel periodo giugno-agosto 2018, ha sequestrato di beni, per un valore di oltre 31 milioni di euro, riconducibili ad un imprenditore originario di Bitonto, operante nel settore della somministrazione di manodopera ad aziende della lavorazione delle carni. Le indagini hanno permesso di ricostruire le complesse dinamiche finanziarie, attuate attraverso una rete di società (tutte rappresentate legalmente e partecipate da soggetti prestanome), create al solo fine di riciclare capitali, situate nel barese e riconducibili ad un pluripregiudicato, anch’esso della provincia di Bari, già condannato per associazione di tipo mafioso e ritenuto contiguo al clan Parisi di Bari. "Altrettanto incisiva è risultata l’attività della Prefettura di Bari - conclude il focus - che ha emesso un’interdittiva antimafia nei con-fronti di una società operante nel settore dei servizi di pulizia, con sede legale a Modugno , la cui gestione è risultata condizionata dal clan Capriati".

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