Cronaca

Non diagnosticò leucemia ad una paziente, a processo medico generico

Rinviato a giudizio con l'accusa di omicidio colposo. Il medico, non riconoscendo i sintomi della malattia, avrebbe curato la donna, un 35enne madre di bimbe, somministrandole antibiotici e provocandone la morte nel giro di due mesi

Non riconobbe i sintomi di una leucemia fulminante, continuando a curare la sua paziente con antibiotici e tachipirina, come se si trattasse di un'influenza. E' questa l'accusa a carico di un medico generico, rinviato a giudizio per omicidio colposo per la morte di una sua paziente, la 35enne Maria Ruvolo, madre di tre bimbe, morta nell'ospedale di Trani il primo febbraio 2009.

Durante la deposizione in aula il marito della donna ha ricostruito gli eventi raccontando che tutto aveva avuto inizio da una banale incidente domestico avvenuto nel dicembre 2008. La moglie si era provocata una ferita al labbro giocando con la figlia più piccola: un taglio che non riusciva a rimarginarsi, e per il quale la donna si era rivolta al medico, il quale le aveva prescritto del Cicatrene prima,  e una pomata per l'infiammazione delle gengive dopo. La situazione era peggiorata ulteriormente a gennaio, quando la donna aveva avvertito mal di gola e febbre: in quel caso, il medico l'aveva curata con Tachipirina e antibiotico. Solo alla quarta visita, il 26 gennaio, quando la donna era piena di ematomi alle gambe e avvertiva forti dolori addominali, il medico le aveva finalmente prescritto un emocromo d'urgenza. Il marito l'aveva trasportata al Pronto soccorso, dove alla donna era stata diagnosticata una emorragia interna. Sottoposta ad intervento chirurgico, la 35enne era morta dopo cinque giorni è morta per "grave insufficienza respiratoria determinata da leucemia acuta".


 

 

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