Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Marò a processo in India, Latorre e Girone rischiano la pena di morte

Secondo le indiscrezioni riportate oggi da un quotidiano locale, la polizia indiana avrebbe chiesto di perseguire i due militari in base al 'Sua Act' che reprime la pirateria marittima con la pena di morte

I due marò pugliesi Massimiliano Latorre e Salvatore Girone rischiano la pena di morte. La notizia è stata pubblicata questa mattina da un quotidiano indiano, The Hindustan Time, secondo il quale la polizia indiana avrebbe presentato nei giorni scorsi al Ministero degli Interni un rapporto in cui si chiede di perseguire i due militari in base al 'Sua Act', che prevede la pena di morte.

I due fucilieri pugliesi sono da febbraio 2012 trattenuti in India, dove sono attualmente sotto processo con l'accusa di aver ucciso due pescatori indiani scambiandoli per pirati. La richiesta della polizia indiana sarebbe arrivata  "nonostante le ripetute richieste pressanti del ministero degli Esteri di trattare il caso con capi di imputazione che prevedono pene piu' lievi". Contattata telefonicamente dall'Ansa, la Nia (la polizia investigativa indiana) non ha tuttavia confermato né smentito la notizia, trincerandosi diero un "no comment".

Il quotidiano avrebbe avuto conferma ieri sera della consegna del rapporto da parte dei ministeri degli Interni, Esteri e dalla stessa Nia. Parlando con l'ANSA, una fonte diplomatica ha tuttavia ricordato "che la decisione finale spetta al giudice che dovra' formulare i reali capi di accusa" a carico di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Il giornale indiano mette anche in evidenza il forte contrasto esistente tra gli Esteri e gli Interni sulla vicenda. Il ministro degli Esteri Salman Khurshid, infatti, si era impegnato con l'Italia sostenendo che il caso dei maro' non rientrava fra quelli "rari tra i piu' rari" che prevedono l'applicazione della pena di morte. Lo stesso ministero degli Interni aveva modificato un suo ordine alla Nia rimuovendo il riferimento al "Sua Act", una legge sulla sicurezza marittima approvata nel 2002.

Secondo quanto riferisce ancora Hindustan Times, il ministero degli Esteri si e' impegnato ad "assicurare che i due militari non siano perseguiti in base al Sua Act", per questo la richiesta fatta dalla polizia indiana "sarebbe una violazione della promessa fatta da Khurshid - spiega - che ha il valore di una garanzia di uno Stato sovrano". Per questo, dopo la consegna del rapporto della Nia, il dicastero degli Esteri ''fara' un'attenta valutazione e esaminera' tutti gli aspetti legali prima di dare la sua posizione ufficiale".

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