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Deputati visitano strutture migranti: "Tra loro non vi sono jihadisti. Cie peggio di un carcere"

Si è conclusa la due giorni di sopralluoghi della delegazione proveniente dalla Camera: "Il Cara - spiega l'onorevole Marazziti - necessità di interventi. Servono strutture più piccole, nell'ottica di hotspot e hub di transito"

Il Cara necessita di un recupero delle strutture, ormai deteriorate dal tempo, mentre il Cie "è peggio di una prigione, perché senza attività alternative all'interno e con restrizioni della privacy anche per andare in bagno": sono solo alcuni degli aspetti rilevati dalla Commissione d'inchiesta della Camera dei Deputati sul sistema di accoglienza, identificazione e trattenimento dei migranti, nel corso di una visita di due giorni alle strutture di Palese. La delegazione di parlamentari, guidata dall'onorevole Gennaro Migliore (Pd), ha avuto modo di constatare lo stato dei due centri, sentendo anche gli esponenti delle Istituzioni e delle Forze dell'Ordine. Le due strutture sono su diversi livelli di efficienza e condizioni umanitarie: "Il Cara (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo) - spiega il vicepresidente della Commissione, il deputato Mario Marazziti (Centro Democratico) - ha una situazione più accettabile e meglio organizzata. Sono presenti, ad esempio, corsi di lingua e altre attività di interpretariato per i 900 ospiti attuali. I servizi di integrazione sono però troppo piccoli perché si eviti, ai migranti, di buttare un anno nella struttura. Molto male è messo invece il Cie (Centro di Identificazione ed Espulsione), dove vi sono persone che hanno commesso qualche reato assieme a coloro semplicemente senza documenti in regola. E' una promiscuità preoccupante. Il Cie è peggio di un carcere e non vi è efficacia nell'assistenza legale al suo interno. Non si capisce perché bisogna stare lì se poi al termine dei 3 mesi solo una parte viene identificata (circa la metà, ndr) e quando viene fermata tornerà lì. E' un gioco dell'oca che non serve a nessuno".

Rassicurazioni, invece, su ipotetiche infiltrazioni terroristiche tra i migranti in transito nel nostro paese: "Ai di là di singoli episodi - spiega il deputato Stefano D'Ambruoso (Scelta CIvica) - e casi isolati, non vi sono soggetti pericolosi o jihadisti. Il monitoraggio funziona come dimostra l'impegno di polizia e Magistratura sul caso di Majid Mohamed, il cittadino iracheno arrestato qualche giorno fa a Bari. Nella nostra città, inoltre, non vi sono notizie sullo sfruttamento, da parte della malavita locale, di manovalanza proveniente dal Cara, ad esempio, come avvenuto in altre zone d'Italia".

Il futuro dei due centri, però, sarà modulato in base a quello che verrà predisposto a livello europeo:se Taranto dovrebbe ospitare l'hotspot,  il capoluogo dovrebbe diventare un hub per la riallocazione dei migranti in altri Stati dell'Unione, circostanza, fino ad ora, disattesa visto che nonostante l'ipotesi di ricollocare 20mila migranti in altri Paesi Ue dall'Italia, ne sono stati effettivamente spostato solo 130 di cui 17 da Bari: "Siamo in una fase di stallo - prosegue Marazziti - a causa dell'emergenza terrorismo. Da noi, in otni caso, da un lato ci sono prove che molti terroristi sfruttano il traffico di migranti e la loro disperazione facendosi pagare mentre non vi sono jihadisti trasportati da jihadisti.  Servono, in ogni caso, strutture più piccole incrementando la distribuzione sul territorio tra i vari Comuni, in proporzione agli abitanti, anche con progetti di integrazione  I migranti non sono solo profughi ma anche persone di cui l'Italia può avere bisogno se non facciamo buttar loro un anno o due di vita senza creare tensioni con la popolazione".

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