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Tra cyberbullismo, profili fake e molestie online: un minore su due vittima di violenze sul web 

I dati emergono dalla campagna educativa 'Una vita da social', promossa dalla polizia postale per mettere in guardia i più giovani dai pericoli della rete. Oggi la a tappa barese del truck in cui i poliziotti incontrano studenti e insegnanti

Il fascino della rete e la sottile suggestione del messaggio virtuale, l’idea di sentirsi “anonimi”, nonché il senso di deresponsabilizzazione rispetto ai comportamenti tenuti online. Il web e i social network sono ormai 'pane quotidiano' per giovani e giovanissimi. Ma proprio per questo, è ancora più importante mettere in guardia i ragazzi dai pericoli della rete, dare loro gli strumenti per difendersi ma anche sensibilizzarli ad avere comportamenti corretti, per evitare di diventare a loro volta 'carnefici'.

Contro i rischi del web: la campagna 'Una vita da social'

Cyberbullismo, violenza verbale, diffamazione e molestie online sono purtroppo una realtà connessa all'uso del web e dei social: 1 minore su 2 è vittima di violenze ed il dato è in netta crescita per i giovanissimi. A rendere noto il dato è la polizia postale, in questi giorni impegnata nell'iniziativa "Una Vita da Social", campagna educativa itinerante realizzata dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione e prevenzione dei rischi e pericoli della Rete per i minori, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Oggi il truck di 'Una vita da social' fa tappa a Bari, in piazza Prefettura, dove studenti e insegnanti possono incontrare gli operatori della polizia postale e dialogare con loro sul tema. In mattinata, alle attività del truck ha preso parte anche il Questore di Bari, Giuseppe Bisogno.

I ragazzi e l'uso dei social

Da una ricerca di Skuola.net per "Una Vita da Social" emergono diversi fattori interessanti, che spesso i Millennials e la Gen Z tengono ben segreti. Emerge infatti che 1 ragazzo su 3, sul proprio social di riferimento, possiede un account falso: sono circa il 28% quelli che dichiarano di averne 1 oltre a quello “ufficiale”, mentre il 5% è presente ma solo con un fake. Perché questa identità anonima? Principalmente per conoscere gente nuova senza esporsi troppo online (26%), oppure per controllare i propri amici senza che loro lo sappiano (21%) nonché per controllare tutti quelli da cui sono stati bloccati (20%). Non manca chi ricorre ai fake per controllare il proprio partner (10%) o chi cerca di sfuggire dal controllo dei propri genitori (il 4%). Non manca tuttavia uno zoccolo duro, neanche così piccolo, che vive per i like. Per 1 su 3, infatti, un contenuto che genera poche interazioni ha un effetto negativo sull’umore. Mentre il 40%, più o meno sporadicamente, è disposto a cancellare un contenuto dalle scarse performance. Su una cosa, invece, i giovani sono in assoluto accordo: il controllo di chi commenta, condivide o clicca mi piace sui propri contenuti. Solo 1 su 6 dichiara di non farlo mai. Questo perché attraverso la guerra dei like di costruiscono amicizie e rapporti personali: solo il 56% è disposto a dare un giudizio positivo ad un contenuto postato da una persona che in genere non ricambia (il cosiddetto like4like). Mentre sono ancora meno (48%) quelli che non ricorrono mai al like tattico, ovvero ad una approvazione di un contenuto altrui col solo scopo di farsi notare.

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