Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Molfetta: blitz antiprostituzione dei carabinieri

L'operazione, tuttora in corso, riguarda l'arresto di circa venti persone accusate di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e al favoreggiamento dell'immmigrazione clandestina. L'organizzazione criminale, che reclutava le ragazze in Sud America, avrebbe delle ramificazioni anche a Lecce e Genova

Maxi operazione antiprostituzione in corso in queste ore tra Molfetta e Terlizzi. Circa 200 carabinieri del comando provinciale di Bari stanno portando a termine l'arresto di una ventina di persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere per sfruttamento e induzione alla prostituzione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Secondo quanto emerso dalle indagini, l'organizzazione criminale reclutava le ragazze in Sud America per poi costringerle a prostituirsi tra la provincia di Bari e le città di Lecce e Genova, dove l'attività del gruppo avrebbe ulteriori ramificazioni. L'attività investigativa era stata avviata verso la fine del 2008, quando i carabinieri di Molfetta arrestarono il 32enne bitontino Giuseppe Robles (poi risultato a capo dell’organizzazione), che aveva aggredito e ferito con un colpo di pistola un 43enne andriese che, dopo aver consumato un rapporto sessuale a pagamento lungo la s.p. 231 (ex s.s. 98) a Terlizzi, si rifiutò di pagare l’intera prestazione. In quell'occasione Robles fu arrestato per tentato omicidio e sfruttamento della prostituzione, e al suo arresto seguì quello di altri due componenti del clan.

Da quel momento le indagini, condotte con intercettazioni telefoniche ed ambientali e servizi di osservazione e pedinamento, hanno consentito ricostruire le attività dell’organizzazione criminale, a struttura verticistica, in cui ogni componente aveva dei compiti e ruoli ben definiti.

Le attività illecite continuavano ad essere gestite dallo stesso Robles, che dal carcere impartiva ordini attraverso la moglie. Fondamentale per l'organizzazione il ruolo dei prestanome, i quali provvedevano a stipulare fittizi contratti preliminari di compravendita dei casolari poi destinati alla prostituzione, ubicati principalmente lungo la s.p. 231 di Terlizzi, che venivano conseguentemente registrati regolarmente presso l’Agenzia delle Entrate del capoluogo pugliese.  Il reclutamento delle ragazze dal Sud America era invece affidato ad una donna di nazionalità colombiana, la quale provvedeva a garantire un continuo ricambio delle prostitute e a trovare loro una sistemazione.

Alla base dell'organizzazione c'erano infine i “guardiani”, che oltre ad assicurare “protezione” alle straniere erano incaricati di incassare da loro il denaro dovuto per l'affitto dei casolari, molti dei quali sono stati sequestrati durante l'operazione di oggi.

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