Tartarughe marine uccise dagli ami, la denuncia del WWF di Molfetta

In pochi giorni rinvenuti quattro esemplari trafitti da ami. Solo due sono riusciti a salvarsi. Sotto accusa i pescatori di frodo e l'utilizzo dei palangari, le lunghe lenze piene di ami letali per le tartarughe marine

Una tartaruga marina Caretta caretta

Il fermo biologico in vigore nell'Adriatico fino al 30 settembre sembra non aver intimorito i pescatori di frodo, che continuerebbero indisturbati la loro attività provocando gravi danni non soltanto ai pesci ma anche agli altri animali dell'ecosistema marino. La denuncia proviene dal WWF di Molfetta, allarmato dai numerosi casi di tartarughe marine trafitte da ami succedutisi negli ultimi giorni. Quattro in particolare gli esemplari ritrovati dalla Capitaneria di Porto e consegnati al Centro di Recupero del WWF di Molfetta. Di questi, uno è riuscito ad espellere l'amo da solo, un altro è morto, mentre i restanti due sono stati sottoposti ad un delicato intervento chirurgico dopo che una radiografia aveva messo in luce la presenza degli ami nel basso esofago, vicinissimi al cuore.

Sotto accusa i pescatori di frodo, che spesso esercitano la propria attività utilizzando i palangari, ovvero le lunghe lenze piene di ami tradizionalmente utilizzate per la pesca del tonno e del pesce spada. Uno strumento molto adoperato anche dai pescatori diportisti, ovvero coloro che esercitano la pesca per hobby, ma che in realtà finiscono molto spesso per rivendere il pescato, rifornendo soprattutto ristoranti e trattorie.

Il responsabile del centro di recupero del WWF di Molfetta, Pasquale Salvemini, ha chiesto un rafforzamento dei controlli: "Questa escalation - ha dichiarato Salvemini - mette in evidenza come in questi giorni diverse imbarcazioni (tra le quali molti diportisti) effettuano strascico abusivo o utilizzano il palangaro. In questo modo mettono a rischio la vita delle tartarughe marine e dei delfini, così come è accaduto a Mola di Bari, dove è stato rinvenuto l’ennesimo delfino spiaggiato".

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Nella foto: La radiografia mette in evidenza l'amo ingerito dalla tartaruga


(Fonte: Geapress.org)
 

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