Miasmi a Monopoli, sequestrato stabilimento per la lavorazione di materie plastiche: l'inchiesta partita dalle segnalazioni dei cittadini

Operazione della Guardia costiera su disposizione della Procura di Bari: sigilli alla Pipeplast srl. Contestate irregolarità nel trattamento dei rifiuti speciali utilizzati nella produzione e lavori edilizi abusivi

Nella mattinata di oggi personale del Nucleo Operativo di Polizia Ambientale (NOPA) della Guardia Costiera di Bari ha dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo dello stabilimento industriale in agro di Monopoli, zona industriale, di proprietà di Pipeplast srl, società amministrata e gestita da Fabrizio Rivoli, con esercizio di lavorazione e produzione  di materie plastiche mediante trasformazione di rifiuti speciali. Il decreto è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Bari, su richiesta dei magistrati del pool “Ambiente” della Procura di Bari.

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L’attività d’indagine svolta ha accertato, spiega una nota della Procura, "che il gestore dell’opificio – attività in esercizio, trattandosi di lavorazioni escluse  dai provvedimenti di sospensione adottati in conseguenza dell’ emergenza epidemiologica da Covid-19 – aveva trasferito all’ esterno gran parte del ciclo produttivo aziendale, collocando tra l’ altro all’ aperto numerosi ed ingombranti contenitori flessibili (c.d. bigbag) di rifiuti speciali privi di copertura e maleodoranti  – fanghi costituenti scarti di produzione aziendale - sebbene l’ azienda fosse stata destinataria, fin dall’ aprile 2016, di specifiche prescrizioni per l’ installazione di un impianto di deodorizzazione".

L'amministratore  "aveva peraltro eseguito - è detto ancota - sul piazzale antistante l’ opificio, lavori edilizi abusivi, essendo stata oggetto di annullamento da parte dell’ Ufficio Tecnico del comune di Monopoli la Segnalazione certificata di inizio attività (c.d. Scia) per carenza dei requisiti e falsità nelle attestazioni da parte del professionista/tecnico di fiducia. La struttura era dotata di un impianto di trattamento acque delle acque non certificato e non collaudato, il cui uso ha gravemente compromesso il sottosuolo e la falda sottostante per l’ accertata  presenza di fango e percolato. Incompleto e non certificato risultava anche l’impianto antincendio".

Nei mesi precedenti, fanno sapere dalla Procura, numerose erano state le segnalazioni e denunce da parte dei cittadini di Monopoli per le emissioni maleodoranti nell’atmosfera diffuse, stanto a quanto sostengono gli inquirenti, dalla stessa fabbrica. "E’ stato infatti accertato che sia per la modifica arbitraria della collocazione di uno dei camini sia per l’ imperfetta tenuta dei pannelli laterali superiori del capannone, divelti in più parti, l’ impianto diffondeva nell’ atmosfera miasmi di plastica combusta percettibili anche a notevole distanza. La collocazione all’esterno della fase di triturazione del materiale plastico comportava peraltro la diretta dispersione nell’ aria di micro/mini particelle plastiche originate dai rifiuti speciali".

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Un importante contributo alle indagini è venuto anche dall'analisi dei dati georeferenziati - eseguita da ARPA Puglia - provenienti dall’ App “SegnalApp-Odori”, attivata gratuitamente su smartphone e tablet dall’ Amministrazione comunale di Monopoli per consentire ai cittadini di segnalare in tempo reale i cattivi odori e le molestie olfattive legate ai cicli industriali ed alla combustione dei rifiuti. L’operazione è stata denominata #VOGLIAMORESPIRARE quale doveroso riconoscimento ai cittadini di Monopoli che, oltre alle segnalazioni ed alla denunce, negli ultimi mesi avevano esposto, all’ esterno delle abitazioni, drappi e cartelli recanti l’ hashtag “VOGLIAMORESPIRARE”.
 

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