Box delle case popolari di Mungivacca chiusi dal 2004 e mai assegnati, il M5S: "Ridotti a discarica"

La consigliera regionale Laricchia e quella municipale Simone chiedono ad Arca di velocizzare il cronoprogramma per gli interventi di riqualificazione: "Aree ridotte a ritrovo per gente non della zona"

“Nonostante le rassicurazioni dell’Arca Puglia che ci aveva garantito l’agibilità dei box degli alloggi popolari di Mungivacca entro il 31 luglio, niente è cambiato rispetto allo scorso anno e i lavori non risultano neppure essere stati avviati”. A dichiararlo la consigliera regionale del M5S, Antonella Laricchia e la consigliera pentastellata del Municipio II, Alessandra Simone sulla questione dei box di pertinenza delle case popolari Arca di Mungivacca. Le strutture sono state realizzate in seguito al contratto di riqualificazione del 2004 e ad oggi risultano non assegnate e quindi chiuse ai residenti. 

A marzo scorso era stato effettuato un sopralluogo da parte dei tecnici di Arpa Puglia aveva ravvisato attuali le condizioni dei box e dell'autorimessa, nonché degli impianti, dell'illuminazione e degli ascensori, disponendo un progetto di riqualificazione dei locali: "Il cronoprogramma inviatoci stabiliva - spiegano le consigliere Laricchia e Simone - entro il 30 giugno 2018 il completamento delle procedure per l’assegnazione dei 23 box agli inquilini degli alloggi popolari ed entro il 31 luglio 2018 l’ultimazione dei lavori per il ripristino delle condizioni di agibilità dei locali; entro il termine del 30 settembre 2018  era stata fissata invece la proposta di acquisto dei restanti 17 box in favore di coloro che hanno riscattato gli alloggi e la stipula dei contratti di locazione. Abbiamo chiesto chiarimenti perchè vogliamo conoscere i motivi per i quali non si è rispettato il cronoprogramma e chiederne, a questo punto, uno nuovo, visto che sarà impossibile poter usufruire dei box da ottobre. I residenti di Mungivacca - concludono - che attendono da più di 10 anni l’assegnazione dei locali o la loro eventuale acquisizione, si sentono ancora una volta abbandonati e temono che la rimessa diventi nuovamente un luogo di ritrovo per ignoti e di abbandono di rifiuti”.

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