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Cronaca

Accusata di truffa, sospesa docente: "Visite private all'insaputa dell'Università"

Secondo l'accusa la prof, titolare di una cattedra di Medicina del Lavoro, avrebbe omesso di comunicare all'Università la sua attività professionale privata, percependo indebitamente emolumenti per circa 120mila euro. Oltre alla sospensione, la Procura di Bari ha disposto il sequestro di immobili pari al valore della presunta truffa

Avrebbe percepito indebitamente dall'Università la somma di oltre 120mila euro, dal 2009 al 2014, mentre, parallelamente all'attività di docente, continuava a svolgere - senza averne informato l'Università - quella privata di medico del lavoro. E' questa l'accusa mossa dalla Procura nei confronti della professoressa Marina Musti - medico del lavoro, titolare della 'Cattedra di Medicina Preventiva dei Lavoratori e Psicotecnica' presso l’Università di Bari e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina del Lavoro presso il Policlinico di Bari - indagata per i reati di truffa aggravata, falso e violenza morale. Nei confronti della docente, il GIP del Tribunale di Bari, Sergio Di Paola, ha emesso un’ordinanza di sospensione dai pubblici uffici per nove mesi e disposto il sequestro preventivo di un immobile del valore di 120.500 euro

Le indagini condotte dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari-Gruppo Tutela Spesa Pubblica avrebbero messo in luce come la docente, dal 2009 al 2014, avrebbe truffato l'Università "omettendo - spiega una nota della Procura - di comunicare all’Amministrazione di appartenenza l’esercizio di attività professionale privata (quale medico del lavoro) presso importanti gruppi bancari, assicurativi e commerciali, induceva in errore la propria Università, ottenendo – nonostante il contestuale esercizio privato della professione sanitaria non autorizzata – l’indebita corresponsione degli emolumenti stipendiali aggiuntivi previsti per i docenti che optavano per il rapporto lavorativo 'a tempo pieno'". Circa 3.000 le “visite” professionali svolte, in modo illegittimo, accertate dagli investigatori. 

Inoltre la docente in vari casi avrebbe registrato la propria falsa presenza in servizio presso l’Università, mentre in realtà era a Milano per svolgere le sue attività professionali private. La docente è inoltre indagata per violenza morale nei confronti di una collaboratrice dell’Università, verso la quale avrebbe messo in atto, è detto ancora nella nota della Procura, "varie condotte ingiustificatamente vessatorie: dal demansionamento di funzioni alle indebite pressioni per l’inserimento del proprio nome in pubblicazioni scientifiche alla cui elaborazione e stesura la Musti non aveva fornito alcun contributo fattuale ed intellettuale".
 

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