Oggi la cardiochirurgia è ancora meno invasiva. A Bari è stato fatto un passo nel futuro

Anthea Hospital, centro di riferimento internazionale per le operazioni alla valvola mitralica. Per la prima volta nel Centro-Sud è stato eseguito un intervento mini invasivo con tecnica Neochord

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Salvare il cuore con una piccola incisione e senza mai fermarlo. Per la prima volta nel Centro-Sud è stato eseguito a Bari un intervento mini invasivo a cuore battente con tecnica Neochord. Una metodologia rivoluzionaria, importata dagli Stati Uniti, e applicata dall’equipe di cardiochirurgia guidata dal Dottor Giuseppe Speziale, di Anthea Hospital, centro di Alta Specialità di GVM Care & Research. L’intervento, dalla importanza straordinaria, punta a diventare un modello a livello internazionale. Tanto che ha attirato specialisti provenienti da Bristol, da Roma, e medici di altre strutture ospedaliere della città.

L’operazione consiste nel rimettere in funzione una valvola cardiaca, chiamata mitrale, danneggiata da un prolasso o da una rottura di corde. Si tratta di una patologia molto diffusa che provoca affaticamento e battito cardiaco irregolare, oggi risolvibile con la pratica Neochord, ancora poco conosciuta ma che supera gli schemi della chirurgia tradizionale, in favore della salute del paziente: meno rischi post operatori, tempi di ripresa più rapidi e dolore più limitato.

“Abbiamo operato un paziente di 86 anni arrivato a Bari da Roma perché rifiutato da altre strutture – spiega il dottor Giuseppe Speziale responsabile della Cardiochirurgia e della chirurgia vascolare presso Anthea Hospital di Bari e vice presidente di GVM Care & Research - per l’alta complessità del quadro clinico, non solo per il prolasso della valvola mitralica, ma anche per un aneurisma della aorta addominale e una patologia coronarica importante. L’intervento classico sarebbe stato molto rischioso e per questo abbiamo deciso di eseguirne un altro, meno invasivo, dove non è necessario aprire il torace, né fermare il cuore con un rischio operatorio bassissimo”. 

A differenza delle operazioni tradizionali, il chirurgo non interviene sullo sterno per raggiungere il cuore, ma applica solo un taglio nel torace di appena 6 centimetri, evitando   anche il trauma della circolazione extracorporea, così da ridurre al minimo eventuali complicanze neurologiche. L’intervento dura al massimo quattro ore e si svolge  sotto guida di ecocardiogramma .

Neochord vuol dire “corde nuove”: la valvola mitrale ha lembi come paracaduti con corde che lo tengono in posizione. Se queste corde naturali si rompono o si allentano si impiantano quelle nuove attraverso uno strumento apposito che si aggancia al lembo malato della mitrale.

Queste corde sono spesse un millimetro, lunghe 5 - 7 centimetri e fatte di Gore-Tex. Con un movimento esterno di apertura e chiusura il dispositivo crea un nodo sul lembo della mitrale. È così che vengono fissate da una estremità al lembo valvolare e dall’altra al muscolo, posizionandole alla giusta lunghezza in modo da permettere il movimento valvolare corretto.

L’insufficienza mitralica si presenta più frequentemente in uomini e donne dai 50 anni in su. Dal 2009 ad oggi sono stati eseguiti 295 interventi Neochord in Europa. Di questi, 120 in Italia. La tecnica, sviluppata da un team della Mayo Clinic di Rochester, nello Stato americano del Minnesota, è stata “assorbita” da Anthea Hospital di Bari che oggi è tra i centri italiani con maggiore concentrazione di interventi alla mitrale. Con l’introduzione del Neochord, l’ospedale barese di GVM Care & Research conferma di essere un polo d’eccellenza per la cardiochirurgia, basata su tecnologie sempre più avanzate e competenze mediche di alto livello.

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