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Il luogo dell'agguato a Giacomo Caracciolese

Il luogo dell'agguato a Giacomo Caracciolese

"Mo' hai finito di fare il signore": 8 arresti per la faida tra i clan baresi

In manette i presunti responsabili, a vario titolo, degli omicidi di Giacomo Caracciolese e del triplice delitto al San Paolo dove perse la vita, tra gli altri, Vitantonio Fiore sfuggito a un agguato due giorni prima. Sventata anche una sparatoria a Picone

"Mo' hai finito di fare il signore". Poche parole e un proiettile alla testa per finire Giacomo Caracciolese dando così il via alla guerra di mala capace di insanguinare la primavera barese, per un'escalation criminale tutt'ora in corso e che ha portato le forze dell'ordine a incrementare gli organici effettivi in città. Una frase pronunciata, secondo gli inquirenti, da Donato Cassano mentre era a fianco di Vitantonio Fiore quando quest'ultimo sparava il colpo di grazia al pregiudicato nell'omicidio dello scorso 5 aprile a San Pasquale. In risposta Fiore verrà ucciso un mese e 15 giorni dopo assieme ad Antonio Romito e Claudio Fanelli in una cruenta esecuzione tra la folla al quartiere San Paolo. Oggi la polizia ha arrestato 8 persone ritenute a vario titolo responsabili dei due omicidi, ma anche di altri due tentati agguati, uno allo stesso Fiore due giorni prima della sua morte e un altro a Domenico Cantalice, considerato vicino al clan Capriati, il 18 maggio, falliti per l'intervento della polizia.

BLITZ DELLA POLIZIA ALL'ALBA: IL VIDEO

Le ordinanze eseguite dagli agenti della Squadra Mobile la scorsa notte sono state emesse dal gip Mastrorilli su richiesta del pm Angelillis e ricostruiscono le vicende di quei 47 giorni a cominciare dal 4 aprile, quando Donato Cassano interruppe gli arresti domiciliari che stava scontando a Spoltore, in provincia di Pescara, per tornare a Bari e partecipare all'omicidio di Giacomo Caracciolese, uomo in forte ascesa e per questo in rotta di collisione con i suoi compagni del clan Fiore: in sella a una moto rubata, procurata, secondo gli inquirenti, con la complicità del 27enne Giuseppe Ranieri, Cassano si diresse a tutta velocità verso San Pasquale, ma sulla tangenziale urtò un'auto e cadde sull'asfalto, rischiando di essere investito dalle vetture in transito. Dopo aver fermato un automobilista riuscì ad arrivare all'Ospedale Giovanni XXIII: lì venne raggiunto da Fiore a bordo di una Vespa ed entrambi si diressero verso il mercato di Via Nizza dove trovarono e freddarono Caracciolese

La sanguinosa risposta sarebbe potuta arrivare già il 17 maggio, quando un gruppo di fuoco, tra i quali vi sarebbero stati Luigi Milloni e Vito De Tullio, aveva preparato l'agguato a Vitantonio Fiore, ma tutto fallì all'ultimo momento. La sparatoria venne rimandata di sole 48 ore: in via Piemonte, al quartiere San Paolo, Fiore, Romito e Fanelli furono raggiunti da una Fiat Croma (ritrovata bruciata nei giorni successivi) dalla quale sarebbero usciti Antonio Moretti e Nicola Fumai sparando contro di loro e con freddezza decine di colpi di kalashnikov. A Fiore, figlio di Giuseppe, boss del quartiere San Pasquale, non servì la protezione del giubbotto antiproiettile.

Nel mezzo dei due episodi, il 18 maggio, gli inquirenti inseriscono il tentato omicidio di Domenico Cantalice, già con precedenti penali: l'agguato, al quale avrebbero partecipato De Tullio, Vito Milloni (figlio di Luigi) e Michele Lanave, sarebbe dovuto avvenire in una strada del quartiere Picone, ma venne sventato dalla presenza della polizia. L'episodio viene però ritenuto separato dalla faida Fiore-Caracciolese.

"Gli arresti - ha affermato il questore di Bari, Domenico Pinzello - sono un'ulteriore risposta dopo l'incremento degli organici di polizia deciso ieri dal Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. Manteniamo alto l'impegno delle forze dell'ordine attraverso il controllo e il monitoraggio della situaziome".

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