Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Omicidio di Torre a Mare, chiuse le indagini: "Nwajiobi si appostò e poi aggredì la vittima"

Le prove raccolte smentiscono la versione fornita dal 22enne nigeriano reo confesso dell'omicidio della 60enne Caterina Susca: non fu invitato in casa dalla vittima, nè l'avrebbe incontrata prima del delitto. Il giovane si introdusse nell'abitazione scavalcando il cancello e attese il momento per aggredirla

La foto dell'assassino in fuga, scattata dai vicini, che contribuì ad identificare il 22enne

Chiuse le indagini sull'omicidio di Caterina Susca, la 60enne di Torre a Mare aggredita e barbaramente uccisa nella sua villetta la mattina dello scorso 11 novembre. Per il delitto fu fermato il 22enne di origini nigeriane Donald Nwajiobi, il quale confessò di aver ucciso la donna. Nwajiobi, tuttavia, avrebbe fornito una ricostruzione non del tutto veritiera dei fatti per cercare di attenuare le sue responsabilità.

Il giovane infatti, spiega una nota della Procura che dà notizia della chiusura delle indagini, dichiarò - oltre che di essere minorenne - di aver incontrato la vittima a Torre a Mare e di aver raggiunto la sua villetta insieme a lei, a bordo dell'auto di Caterina Susca. Ma le prove raccolte smentiscono la sua versione dei fatti. Stando alle indagini della Squadra Mobile della questura di Bari, coordinate dal pm Manfredi Dini Ciacci e dal procuratore aggiunto Anna Maria Tosto, il ragazzo si sarebbe invece introdotto nella villa saltando il cancello e sarebbe rimasto appostato in giardino in attesa del momento favorevole per sorprendere e aggredire la vittima. Agli atti delle indagini ci sono i sopralluoghi effettuati sul luogo del delitto, le immagini estrapolate da videocamere private, dichiarazioni rese da persone informate sui fatti e l'autopsia sul corpo del vittima.

Il 22enne inoltre, secondo gli inquirenti, avrebbe già avuto con sè le forbici con le quali poi aggredì la vittima, colpendola alla base del collo. Oltre alle accuse di omicidio volontario, furto aggravato e false attestazioni sulla propria identita' rese all'autorita' giudiziaria, Nwajiobi dovrà rispondere anche di violenza sessuale, confermata dall'autopsia.

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