Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Omicidio Brandonisio, condanna definitiva per l'assassino. Ma i giudici escludono la crudeltà

Confermata la condanna a 30 anni per Domenico Iania, reo confesso dell'omicidio della 34enne di Carbonara. Chiara fu massacrata a colpi di spranga la mattina dell'8 luglio 2010. L'amarezza del fratello: "Cosa avrebbe dovuto farle ancora per essere giudicato crudele?"

Trent'anni di reclusione: con la sentenza della Corte di Cassazione è diventata definitiva la condanna a carico di Domenico Iania, il 55enne residente a Piacenza, reo confesso dell'omicidio di Chiara Brandonisio, la 34enne uccisa a Ceglie del Campo l'8 luglio 2010.

Nel dispositivo la Suprema Corte ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa dell'imputato, ma lo ha invece accolto in riferimento all'esclusione dell'aggravante della crudeltà, riconosciuta al contrario dalla Corte d'Assise d'Appello di Bari nel giugno 2012. Non si conoscono ancora le motivazioni della sentenza, che saranno depositate nei prossimi mesi, ma la decisione dei giudici lascia l'amaro in bocca ai parenti di Chiara.

"Come può non esserci stata crudeltà in un atto così efferato? Per essere giudicato crudele avrebbe dovuto ridurla a pezzi?", ha commentato all'Ansa Piero Brandonisio, fratello di Chiara. "Trent'anni di carcere sono il minimo per l'orco che ha ucciso mia sorella". "L'unica giustizia - ha detto ancora - è la conferma della condanna anche se meriterebbe di non uscire più dalla cella".

LA RELAZIONE VIRTUALE E L'OMICIDIO - Nei mesi precedenti all'omicidio, Chiara aveva avuto una relazione virtuale con il suo assassino. Per cinque mesi si erano sentiti attraverso Facebook e Msn, fino a quando Chiara aveva cominciato a frequentare un uomo a Bari e aveva deciso di porre fine alla loro storia. Iania, residente a Morfasso, un paesino in provincia di Piacenza, avrebbe quindi minacciato di suicidarsi in diretta in webcam. Poi l'omicidio, organizzato e pianificato. Nella notte tra il 6 e il 7 luglio Iania si era messo in viaggio sull'autostrada adriatica. Giunto a Ceglie all'alba, aveva utilizzato le 24 ore successive per studiare i movimenti della vittima. Poi, la mattina dell'8 luglio, l'agguato: ha aggredito la vittima mentre si recava al lavoro in bici. L'ha ripetutamente colpita alla testa con una spranga di ferro, fino a fracassarle il cranio. Quindi si è dileguato, lasciando Chiara esanime sul marciapiede. Poi ha abbandonato l'auto al limite di un precipizio ritornando nel Piacentino in treno e in autostop.

UN GIARDINO PER CHIARA - Mentre la famiglia di Chiara attende di conoscere le motivazioni della sentenza, il suo quartiere si mobilita per ricordarla. Piero Brandonisio ha annunciato infatti che, su iniziativa della Circoscrizione Carbonara-Ceglie-Loseto, sarà intitolato a Chiara un giardino nei pressi della piazza dove fu uccisa.

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