Due fermi per l'omicidio di Christian Midio: dietro il delitto la vendetta per un affronto alla moglie del boss

Presi il mandante e colui che avrebbe guidato lo scooter con cui i sicari arrivarono sul posto. Ricercato invece il presunto sicario. Sullo sfondo del delitto un affronto personale e la rivalità tra due clan del quartiere Carrassi, i Diomede e gli Anemolo

Il luogo dell'agguato

Uccidere un affiliato al clan rivale - uno qualunque, uno a caso - purché fosse lavato con il sangue l'affronto fatto alla moglie del boss da una donna di quel gruppo. E fu così, che quella sera del 3 novembre, i sicari mandati da Giuseppe Simeone, pluripregiudicato del clan Diomede, trovarono sulla loro strada il 21enne Christian Midio, appartenente al clan contrapposto degli Anemolo, e lo uccisero.

A pochi giorni dall'agguato, avvenuto alle otto di sera in via Giulio Petroni, gli investigatori sono riusciti a far luce sulla morte di Midio, freddato con quattro colpi di pistola calibro 45, sottoponendo a fermo due persone: Giuseppe Simeone, 33 anni, pluripregiudicato (e ricercato da settembre scorso per l'esecuzione di una condanna per rapina), mandante del delitto, e Nicola Angiola, incensurato di 46 anni. Una terza persona - ritenuta l'esecutore materiale del delitto - è invece riuscita a sfuggire alla cattura.

Le indagini - condotte in maniera congiunta da polizia e GICO della Guardia di Finanza, e coordinate dai pm Rossi della Dda e Dentamaro - portano gli investigatori sulle tracce di Giuseppe Simeone, affiliato al clan Diomede, e latitante da settembre scorso. Quando le forze dell'ordine fanno irruzione nell'abitazione al quartiere San Girolamo in cui si nasconde, Simeone è in compagnia della moglie, armato di pistola con colpo in canna. E' la donna, in un primo momento, a decidere di raccontare i retroscena dell'omicidio, poi confermati dallo stesso 33enne, che confessa e decide di collaborare con la giustizia.

L'ordine di ammazzare un affiliato del clan rivale degli Anemolo, dunque, era stato dato da Simeone per vendicare l'affronto subito qualche giorno prima dalla moglie. La donna, incinta, era stata aggredita verbalmente e colpita con un calcio alla pancia dalla compagna di uno degli esponenti degli Anemolo. Quella sera del 3 novembre - spiegano gli investigatori - Simeone consegna l'arma ad Angiola e all'altra persona attualmente ricercata con un ordine: "Andate, e sparate a chi trovate". Non c'è un obiettivo specifico, dunque, ma l'intenzione di eliminare in ogni caso uno dei rivali. E a cadere sotto i colpi dei sicari, quella sera, sarà Christian Midio.

Un affronto personale da vendicare, dunque, a cui però si unisce anche la rivalità tra i clan Anemolo e Diomede per il controllo delle attività illecite su Carrassi. Un conflitto che era tornato a riaccendersi da qualche mese. Simeone - come racconta egli stesso agli investigatori - mira in particolare a punire i 'traditori', coloro che dai Diomede sono passati alla fazione opposta. Ed è lo stesso Simeone a confessare un tentato omicidio, di cui non si era mai avuta notizia, ai danni di un esponente del clan rivale, commesso qualche giorno prima dell'uccisione di Midio.

E che i due clan fossero in guerra, lo dimostra anche la grande disponibilità di armi, rinvenute e sequestrate durante le diverse perquisizioni fatte delle forze dell'ordine in abitazioni e box riconducibili a Simeone e Angiola, in particolare al quartiere Carrassi: pistole, munizioni, mitragliette, ma anche la somma di 51mila euro in contanti e divise delle forze dell'ordine. Ritrovata anche, in una casa alla periferia di Palo del Colle,procura-4-4 la pistola usata per il delitto, fatta a pezzi dopo l'agguato in modo da ostacolarne il rinvenimento. VIDEO: LE ARMI SEQUESTRATE

In conferenza stampa, il procuratore Volpe ha sottolineato come anche per l'omicidio Midio, ci sia stata una "risposta forte dell'apparato giudiziario e delle forze dell'ordine". Richiamando poi l'altro omicidio che sconvolto la città, quello di Beppe Sciannimanico,  ha richiamato l'attenzione sul "sorprendente e preoccupante abisso tra lo spessore del movente e la gravità del fatto commesso", "un elemento su cui - ha detto Volpe - sarebbe necessario riflettere". "Un quadro sconvolgente - lo ha definito il comandante provinciale della Guardia di Finanza, gen. Vincenzo Papuli - in cui fenomeni di disgregazione all'interno di organizzazioni criminali danno vita a vicende drammatiche e sanguinarie". Riferendosi ai sequestri che hanno accompagnato i fermi, il Questore, Antonio De Iesu, ha sottolineato anche la grande disponibilità di armi da parte dei gruppi criminali, "una costante inquietante della realtà della provincia barese". 

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*Ultimo aggiornamento ore 16.00
 

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