Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Omicidio Costanzo, esclusa aggravante della crudeltà per l'ex: "Pensò di annegare il cadavere"

Depositate le motivazioni della sentenza d'Appello che ha dimezzato la pena per l'ex fidanzato Alessandro Angelillo: quando annegò la vittima nella vasca da bagno, era convinto di averla già uccisa

Quando Alessandro Angelillo annegò, uccidendola, la sua ex fidanzata Anna Costanzo nella vasca da bagno della sua casa di San Girolamo, la notte del 10 luglio 2009, in realtà era convinto che la donna fosse già morta per strangolamento. Per questo nel processo d'Appello, conclusosi qualche settimana fa, i giudici hanno deciso di escludere l'aggravante della crudeltà riconosciuta in primo grado, riducendo la condanna da 30 a 16 anni e mezzo di reclusione.

Le motivazioni di quella sentenza, accolta da proteste e indignazione da parte dei familiari della vittima, sono state depositate oggi.


Secondo i giudici, l'annegamento fu un "maldestro tentativo di simulare una scena che facesse pensare ad un delitto a sfondo sessuale", essendo Angelillo convinto di aver già ucciso Anna dopo averla strangolata. "E se anche si era accorto che la donna era ancora viva - scrivono i giudici - l'annegamento altro non fu che il mezzo adoperato dall'imputato per cagionare la morte della vittima", e non il 'quid pluris' richiesto dalla giurisprudenza per riconoscere l'aggravante della crudeltà. "A conclusione non diversa - argomentano i giudici - si perviene se si ipotizza che Angelillo, allorquando pose in essere la manovra di annegamento della vittima, era consapevole del fatto che quest'ultima era ancora in vita", poiché in questo caso l'annegamento "fu solo lo strumento con il quale Angelillo portò a compimento il suo proposito omicida". Un omicidio scatenato, secondo i giudici, "da un raptus emotivo, innescato dalla circostanza che la donna era rientrata a notte inoltrata nonché dal fatto che l'imputato sospettava che la stessa avesse intrapreso altra relazione". Nelle motivazioni la Corte ripercorre la "travagliata" vita sentimentale della vittima e la sua relazione con l'imputato. Anna Costanzo "non era semplicemente l'amante dell'imputato - scrivono i giudici - era la sua compagna, la consigliera, la persona a cui rivolgersi per chiedere aiuto psicologico. Il ruolo avuto dalla vittima nella vita dell'imputato era la chiave di lettura delle azioni e delle reazioni di Angelillo che temeva di essere abbandonato".

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