Cronaca

"Ucciso per uno schiaffo", in manette i presunti responsabili dell'omicidio Fraddosio

L'agguato il 29 ottobre 2009 al San Paolo. Cosimo Fraddosio, 34 anni, fu freddato con quattro colpi di pistola alla nuca mentre si trovava nella sua autorimessa insieme al padre, rimasto ferito. L'omicidio sarebbe stato la punizione per uno "sgarro" fatto ad un malavitoso del quartiere

Ucciso per vendicare un "affronto" fatto ad un parente del boss del quartiere. Sarebbe stato questo, secondo gli investigatori, il movente dell'omicidio di Cosimo Damiano Fraddosio, avvenuto la sera del 30 ottobre 2009 al San Paolo.

GLI ARRESTI - Per quell'agguato gli agenti della squadra mobile di Bari hanno arrestato oggi tra Bari e Viterbo tre persone: Giuseppe Misceo, di 50 anni, Matteo Minella, di 46 anni, e Giuseppe Amoruso di 30.

L'AGGUATO - Cosimo Fraddosio, 34 anni, con precedenti contro il patrimonio, fu freddato con cinque colpi di pistola alla nuca mentre si trovava all'interno dell'autorimessa di famiglia insieme al padre Giuseppe, 56 anni, soprannominato 'Pinuccio la guagliola', rimasto ferito.

UCCISO PER PUNIRE UN'AFFRONTO - Le indagini svolte dalla Squadra Mobile di Bari hanno trovato riscontro nelle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia e hanno permesso di ricostruirne il movente e individuare gli autori materiali degli efferati episodi di sangue e il mandante. In particolare, ad ordinare l'omicidio sarebbe stato Giuseppe Misceo per vendicare un affronto subito da Fraddosio, che qualche ora prima dell'omicidio aveva schiaffeggiato per strada, per futili motivi, il genero Michele Minella, fratello di Matteo, arrestato oggi insieme a Misceo. A colpire a morte il 34enne e ferire suo padre sarebbe stato invece il terzo arrestato, Giuseppe Amoruso.

PIPI' PER CANCELLARE LE TRACCE - Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i killer non solo fecero un repentino cambio di abiti, ma soprattutto si lavarono con la calce e l'urina di tre bambini incontrati in un locale dove entrarono per pulirsi. Uno stratagemma adottato per cancellare le tracce della polvere da sparo e alterare l'esito di eventuali stub. L'omicidio - avvenuto a poca distanza dal luogo in cui si era verificato il litigio "da vendicare" - fu organizzato in modo lucido, spietato, che dimostrò anche un'immediata disponibilità di armi: una pistola calibro 7.65, mai trovata, che secondo alcuni collaboratori di giustizia sarebbe stata buttata a mare. Dopo l'assassinio Amoruso, considerato l'esecutore materiale dell'omicidio, non ebbe soldi, ma un motoscafo come ricompensa.

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