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Omicidio Genco, dopo 5 processi la Cassazione annulla tutto: per i giudici Bruno non ha commesso il fatto

Il corpo di Biagio Genco, scomparso nel 2006, non è mai stato trovato. Nel 2017 era stato assolto in Appello, sentenza poi annullata dalla Cassazione una prima volta

Annullata senza rinvio dalla Corte di Cassazione la condanna inflitta in Appello a Giuseppe Bruno, imputato per l'omicidio di Biagio Genco, ucciso ad Altamura, nel Barese, nel 2006. Il suo corpo non è mai stato ritrovato. La Corte di Assise di Appello aveva inflitto a Bruno la pena di 14 anni di reclusione, ma la Suprema Corte l'ha annullata "per non aver commesso il fatto" dopo cinque processi. In primo grado, a maggio 2016, la pena inflitta era più alta: 25 anni di reclusione.

In Appello nel 2017 Bruno, che oggi è difeso dagli avvocati Michele Laforgia e Donato Carlucci, fu assolto e scarcerato dopo aver trascorso 3 anni in cella e uno ai domiciliari. La Cassazione annullò poi con rinvio nel febbraio 2018 e nell'appello bis, un anno fa, la nuova condanna a 14 anni di reclusione per concorso anomalo, ora annullata.

Altre quattro persone erano imputate nel processo: il pregiudicato di Altamura Mario Dambrosio, fratello del defunto boss Bartolo Dambrosio, Vincenzo Scalera, Vincenzo Crapuzzi e Giuseppe Antonio Colonna, per i quali la Suprema Corte ha confermato, rendendole definitive, le condanne per i reati, a vario titolo contestati, di associazione mafiosa, usura e armi (8 anni di reclusione per Dambrosio, 7 anni per Scalera e Crapuzzi, 5 anni e 8 mesi per Colonna).
I quattro sono stati condannati anche al risarcimento danni nei confronti della costituita civile Città metropolitana di Bari. Con riferimento alla posizione del boss Dambrosio, la Cassazione ha annullato con rinvio la revoca della confisca di alcuni beni immobili intestati a familiari. Questo processo nasceva da uno stralcio dell'inchiesta avviata dalla Dda di Bari più di un decennio fa su un presunto intreccio tra mafia, politica e forze dell'ordine ad Altamura. Il procedimento a carico di militari e amministratori locali si è concluso nel 2013 con tutte assoluzioni.

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