Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Omicidio Labriola, sotto inchiesta i vertici della Asl: "Falsificati gli atti sulla sicurezza nei Csm"

Il direttore generale della Asl Colasanto indagato per concussione. Secondo la Procura, in seguito all'uccisione della psichiatra, avrebbe indotto tre funzionari - due dei quali indagati - a falsificare alcuni documenti sulla sicurezza nei Centri di salute mentale

Avrebbe indotto tre funzionari della Asl di Bari a falsificare degli atti relativi alla situazione di sicurezza nei centri di salute mentale. Con questa accusa la Procura di Bari ha messo sotto inchiesta il direttore generale della Asl di Bari, Domenico Colasanto, indagato per concussione.

I fatti contestati sarebbero avvenuti in seguito all'omicidio della psichiatria Paola Labriola, uccisa il 4 settembre scorso da un paziente nel Centro di salute mentale del quartiere Libertà in cui prestava servizio.

La Procura di Bari ha chiesto un incidente probatorio per accertare le dichiarazioni rese da uno dei 3 funzionari alla magistratura nell'ambito delle indagini sulla morte della dottoressa.

Il dg Colasanto risulta indagato per concussione per induzione nei confronti dei tre funzionari Alberto Gallo, Pasquale Bianco e Baldassarre Lucarelli, indagati gli ultimi due anche per falso per aver materialmente falsificato i cosiddetti dvr, i documenti di valutazione dei rischi dei centri di salute mentale della Asl.

La richiesta di incidente probatorio è stata notificata al direttore generale e ai tre funzionari della Asl, all'assassino di Paola Labriola, Vincenzo Poliseno (dal giorno del delitto detenuto nel carcere di Bari) e alla famiglia della vittima, parte offesa nel procedimento penale.

Le indagini, coordinate dal pm della procura di Bari Baldi Pisani, puntano infatti ad accertare, oltre l'esatta dinamica del delitto, anche eventuali omissioni nella sicurezza riguardante il Centro di salute Mentale dove lavorava la psichiatra uccisa. Dopo la morte della psichiatra, infatti, numerose sono state le polemiche e gli interrogativi sulle condizioni di sicurezza in cui si operava all'interno del Centro di salute mentale. Si scoprì, infatti, che la stessa Labriola aveva più volte denunciato le situazioni di rischio che si presentavano all'interno dell'ambulatorio. Qualche mese prima dell'omicidio, inoltre, il Csm di via Tenente Casale aveva chiesto, senza tuttavia ottenerla, la presenza di una guardia giurata in seguito ai ripetuti episodi di aggressione da parte di pazienti ai danni degli operatori sanitari.

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