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Cronaca

Il far west omicida a Carbonara e la multa come alibi: 9 arresti. Preso capo della Locale di Sammichele

Il 24 settembre 2018 fu ucciso Michele Walter Rafaschieri e sui fratello Francesco Alessandro rimase gravemente ferito. L'inchiesta della Squadra Mobile di Bari, coordinata dalla Dda è durata due anni

Un'azione di fuoco violentissima, in stile far west per eliminare un potenziale nuovo 'fulcro' dello spaccio nel quartiere Madonnella di Bari, il tutto organizzato nei minimi dettagli e con un alibi apparentemente di ferro, ovvero una multa elevata dalla Polizia Locale di Sammichele la mattina del 24 settembre 2018, quando nelle stesse ore, a Carbonara, veniva ucciso Michele Walter Rafaschieri e ferito gravemente suo fratello Francesco Alessandro, rimasto paralizzato.

Nove le ordinanze di arresto (in carcere) emesse dal gip di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia che ha coordinato con il pm Fabio Buquicchio e il procuratore aggiunto Francesco Giannella, le indagini svolte dalla Squadra Mobile del capoluogo pugliese: otto riguardano presunti affiliati del clan Parisi-Palermiti alle quale si è aggiunto il provvedimento che ha colpito il comandante dei vigili di Sammichele, Domenico D'Arcangelo. Gli inquirenti si sono soffermati proprio sul ruolo dell'ufficiale che avrebbe aiutato Giovanni Palermiti, ritenuto uno degli autori materiali dell'agguato assieme a Filippo Mineccia, a fornire l'alibi con una finta sanzione (pagata da Palermiti) per essere andato contromano mentre guidava un Fiat Doblò a Sammichele. 

Agguato mortale e far west per le strade di Carbonara: i nomi degli arrestati

L'obiettivo principale dell'agguato sarebbe stato Francesco Alessandro Rafaschieri, figlio di Vincenzo (ucciso in una sparatoria nel 1994), il quale si sarebbe schierato con gli Strisciuglio per 'conquistare' la piazza di spaccio di Madonnella, a discapito dei Palermiti.  Solo un caso ha voluto che Francesco Alessandro, pur colpito ripetutamente anche da distanza ravvicinata, non sia deceduto, seppur perdendo l'uso delle gambe. L'uomo era in moto assieme al fratello, freddato durante un rocambolesco inseguimento sul tondo di Carbonara. Al termine dell'agguato. Palermiti e Mineccia, giunti sul posto con una vettura avrebbero rapinato un'auto per fuggire ma questa aveva il satellitare: una traccia che ha consentito agli inquirenti di seguire la pista che ha portato alle ordinanze di questa mattina. Al piano per uccidere Rafaschieri avrebbero preso parte anche Michele Ruggieri  e Riccardo Campanale come fornitori di armi e del materiale necessario all'agguato, Gianfranco Catalano come vedetta e Domenico Lavermicocca il quale avrebbe cercato di eliminare ogni traccia.  Ulteriori elementi utili all'indagine sarebbero stati forniti grazie alle dichiarazioni del pentito Domenico Milella che avrebbe preso parte all'agguato: il collaboratore di giustizia non risulta tra i destinatari dell'ordinanza. Due sarebbero stati gli errori fatali commessi nel corso del piano: un cappellino volato dalla testa di uno degli autori e un incidente verificatosi proprio durante l'inseguimento, che coinvolse il mezzo utilizzato per la sparatoria e un'autovettura (una Scenic), trovatasi per puro caso durante le fasi più accese del far west. L'inchiesta è durata due anni e ha visto l'utilizzo di 141mila intercettazioni telematiche, 68mila telefoniche e 22mila ambientali.

Video | I sicari in auto inseguono le vittime, i momenti dell'agguato ripresi dalle telecamere

Il presunto ruolo del comandante dei vigili di Sammichele

Gli inquirenti hanno sottolineato in negativo il ruolo del comandante della Polizia Locale di Sammichele. L'ufficiale, per gli investigatori, avrebbe ricevuto un iphone e una somma non quantificata di denaro per agire in difesa di Palermiti coinvolgendo anche un'agente per compilare la finta multa. L'ufficiale, secondo alcune intercettazioni, avrebbe anche istruito la sottoposta in procinto di essere interrogata dagli investigatori: “Tu dì non mi ricordo - avrebbe affermato -, …ripeti la teoria che non ricordi niente”

Nel caso della presunta 'mano' fornita proprio dal comandante, ha spiegato il procuratore Roberto Rossi  "non si tratta dell'informazione che viene data in cambio di una somma di denaro. Abbiamo di peggio, ovvero una situazione di copertura successiva all'attività criminale di un omicidio. Questa zona grigia c'è ed è stato possibile accertarla con il lavoro di chi ha diretto le indagini". Per il procuratore aggiunto Francesco Giannella c'è "profonda amarezza perché siamo abituati all'idea, un po' romantica, che ci sono da una parte i buoni e dall'altra i cattivi. Ci stiamo rendendo conto che non è così. Il fenomeno della mafia radicata nel tessuto sociale è alto. Dobbiamo combattere con forze ancor più moltiplicate e di fronte ad un opinione pubblica che non ha fiducia perchè a volte non c'è la capacità convinta di tenere distinti i ruoli".

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