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Pregiudicato ucciso in pieno giorno a Bisceglie, arrestato boss Filippo Capriati: "Fu mandante del delitto"

In manette i presunti responsabili dell'omicidio di Girolamo Valente, avvenuto nell'agosto 2017. Il 48enne barese avrebbe dato il benestare all'uccisione, maturata secondo gli investigatori nell'ambito di contrasti per il controllo del traffico di droga

Sarebbero stati rispettivamente uno degli esecutori materiali e il mandante dell'omicidio del pregiudicato Girolamo Valente, avvenuto nell'agosto 2017 a Bisceglie. Due persone sono state arrestate oggi dai carabinieri, al termine delle indagini coordinate dalla dottoressa  Luciana Silvestris della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Si tratta del biscegliese Paolo De Gennaro, 41enne, ritenuto uno dei sicari (il complice è in corso di identificazione) e del barese Filippo Capriati, 48 anni, considerato il mandante dell'omicidio e ritenuto attualmente dagli investigatori il reggente dell'omonimo clan di Bari vecchia.

L'omicidio in pieno giorno

Il raid, consumato a breve distanza da un altro agguato mortale avvenuto nel giugno dello stesso anno, aveva insanguinato l’estate biscegliese e terrorizzato la locale comunità per le modalità mafiose dell’esecuzione. I due sicari (uno dei quali in corso di identificazione)  agirono in pieno giorno, con volto travisato da casco integrale e muniti di giubbotto antiproiettile. A bordo di un motociclo affiancarono l’autovettura sulla quale viaggiava la vittima insieme alla moglie ed esplosero ben diciotto colpi di mitragliatrice, che attinsero mortalmente il pregiudicato Valente Girolamo e ferirono lievemente la moglie.

Il collegamento con l'uccisione di De Matteo e il 'benestare' di Capriati

Le indagini immediatamente avviate si orientarono anche a carpire eventuali collegamenti con l'uccisione, avvenuta due mesi prima, di Matteo De Gennaro. Gli investigatori hanno così ricostruito un complesso quadro indiziario, che avrebbe messo in luce un vero e proprio accordo tra il materiale esecutore (fratello di De Gennaro Matteo) ed il reggente del clan barese Capriati per realizzare l’omicidio. Sfruttando i rapporti di natura criminale con il boss, infatti, il giovane killer biscegliese avrebbe chiesto ed ottenuto il placet per perpetrare il delitto. Sulla base di quanto emerso dalle indagini, il movente che avrebbe spinto il giovane biscegliese ad uccidere Valente sarebbe scaturito da una duplice motivazione: da un lato la volontà di vendicare il fratello, nella convinzione che fosse stato Valente a decretarne la sentenza di morte, dall’altro lato, per affermare la propria personalità criminale nel locale traffico di sostanze stupefacenti. In tale ottica, dunque, il benestare del boss Capriati, tradottosi nell’ordine di uccidere Valente, avrebbe garantito al sicario la necessaria “protezione” da eventuali successivi atti vendicativi.

Entrambi i destinatari delle misure del GIP di Bari erano già sottoposti a misure cautelari restrittive per altri procedimenti. In particolare, il presunto sicario si trovava già agli arresti domiciliari poiché coinvolto nella recente operazione denominata “Educazione Criminale” eseguita dei Carabinieri della Tenenza di Bisceglie lo scorso 26 febbraio, che portò all’arresto di numerosi pusher locali.

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