Ucciso nella guerra tra i clan Capriati e Strisciuglio: Romito ammazzato per vendicare un omicidio nel gruppo rivale

L'agguato mortale nel 2004 al San Paolo: Romito, considerato vicino agli Strisciuglio, aveva 18 anni. Arrestati due affiliati al clan rivale dei Capriati, ritenuti rispettivamente mandante e uno degli esecutori materiali

Falciato a colpi di pistola calibro 7.65 mentre si trovava davanti ad un bar al quartiere San Paolo, in una zona abituale luogo di ritrovo per i sodali del clan Strisciuglio. Fu ucciso così, nel novembre 2004, il 18enne Vito Romito. Un omicidio - secondo gli investigatori - maturato e commesso dal clan rivale dei Capriati, nell'ambito di una guerra tra i due gruppi criminali, per il controllo delle attività illecite.

Le indagini, le testimonianze e gli arresti 

A 16 anni di distanza gli investigatori  hanno chiuso il cerchio sull'omicidio: ad Aversa (CE) e Lecce (LE), i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno dato esecuzione a 2 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse del GIP del Tribunale di Bari (Dott. Francesco Agnino) su richiesta di questa DDA (Pubblico Ministero Dott. Renato Nitti), nei confronti di Giorgio Martiradonna, 49enne e Roberto Boccasile, 34enne, ritenuti tra i responsabili dell’omicidio di Romito.

Il provvedimento restrittivo è stato adottato in base agli elementi raccolti in seno ad un’indagine – riaperta nel giugno 2017 a seguito delle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia - conclusa nel settembre del 2019 dal Nucleo Investigativo  dei Carabinieri del Comando Provinciale di Bari e svolta attraverso articolate e complesse attività tecniche e dinamiche corroborate dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia.

Tali elementi hanno consentito di accertare le responsabilità dei predetti (Martiradonna Giorgio, quale mandante, Boccasile Roberto, tra gli esecutori materiali) in ordine al fatto di sangue, inquadrabile nella contrapposizione - per la primazia nella gestione delle attività illecite - tra il clan Capriati – cui il Martiradonna ed il Boccasile sono intranei – ed il clan Strisciuglio, sodalizio criminale cui il Romito era contiguo.

Le indagini hanno fatto emergere come l’agguato in danno di Romito Vito fosse stato deciso - secondo gli investigatori - dal Martiradonna Giorgio, elemento apicale del clan Capriati operativo – tra l’altro - nella città vecchia di Bari, quale risposta all’omicidio – avvenuto pochi giorni prima (27.11.2004) - di Fanelli Antonio detto ’salzizz’, 34enne anch’egli appartenente alla predetta compagine criminale. Il Fanelli venne freddato da alcuni colpi di pistola - ad opera di un commando composto da soggetti appartenenti al clan Strisciuglio - mentre si trovava nel borgo antico, nei pressi dell’abitazione di altro sodale; nel corso dell’azione rimasero feriti anche Martiradonna Luigi (fratello di Giorgio) e Monti Davide.

I killer di Romito Vito - la mattina del 30.11.2004 - avevano raggiunto il luogo ove si intrattenevano alcuni sodali del clan Strisciuglio al quartiere San Paolo a bordo di almeno due ciclomotori e - dopo aver individuato la presenza di alcune persone all’esterno di un bar – l’esecutore materiale - armato di una pistola cal.7.65 - si avvicinò ed aprì ripetutamente il fuoco; il Romito perse la vita a seguito delle gravi ferite riportate al petto ed al collo.

Il Giudice per le Indagini Preliminari ha riconosciuto, per il fatto, "la sussistenza dell’aggravante del metodo mafioso’ e dell’agevolazione del clan Capriati in relazione alle ragioni poste a fondamento dell'omicidio, da individuarsi nella contrapposizione fra i due clan e delle modalità plateali della condotta illecita, volta a provocare allarme sociale, attribuendo evidenza pubblica all'azione delittuosa e rafforzando il messaggio omertoso a chi doveva intenderlo".

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