Cronaca

Colpo al clan Parisi, blitz della polizia: 25 arresti

Le indagini, partite nel 2011, hanno permesso di documentare le attività illecite del gruppo a Bari e in alcuni Comuni della provincia, legate in particolare alle estorsioni ai cantieri edili. Tra i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare, il boss Savino Parisi, tornato il carcere lo scorso 9 marzo, e suo figlio Tommy

A pochi giorni dal ritorno in carcere del boss Savino Parisi, forze dell'ordine e magistratura assestano un nuovo duro colpo al clan di Japigia. All'alba è scattata un'operazione della polizia - con l’impiego di circa 350 uomini e di unità cinofile ed aeree - con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia,  nei confronti di 25 persone (22 in carcere, tre ai domiciliari). Tra i destinatari del provvedimento anche lo stesso boss, Savino Parisi, e suo figlio Tommy, cantante neomelodico.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

LE ACCUSE - Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, detenzione e porto di arma comune da sparo aggravata dal fine di agevolare un’associazione di tipo mafioso, lesioni personali, violazione di domicilio, invasione di terreni ed edifici, furto e furto in abitazione, illecita concorrenza con minaccia e violenza in concorso ed aggravata dal metodo mafioso, favoreggiamento, minaccia.

L'INCHIESTA - Le indagini, avviate dalla Squadra Mobile nel marzo del 2011, hanno consentito di documentare l’attività criminale del sodalizio mafioso, operativo a Bari e in alcuni comuni della provincia, attraverso il capillare e sistematico controllo del territorio, gestendo in situazione di monopolio numerose attività illecite. Una egemonia che, secondo quanto emerso dalle indagini, veniva esercitata soprattutto attraverso l’infiltrazione all’interno dei cantieri edili. Un altro filone dell'indagine ha documentato, in alcuni casi, la capacità, da parte del clan, di 'gestire' l'occupazione di alloggi di edilizia popolare.

VIDEO: LE CONVERSAZIONI INTERCETTATE

IL 'SISTEMA CANTIERI' - Le attività investigative, basate su numerose attività tecniche e supportate dalle dichiarazioni rese da alcuni imprenditori taglieggiati hanno permesso di ricostruire l'attività del gruppo, relativamente alle estorsioni nel settore dell’edilizia. Attraverso intimidazioni e minacce, seppur non sempre commesse con atti di violenza fisica - la 'strategia', al contrario, era quella di instaurare una relazione, di essere presenti sul cantiere "in maniera pulita", come afferma un affiliato in un'intercettazione - il clan sarebbe riustampa-5scito ad infiltrarsi nell’attività delle imprese edili, finendo per condizionare totalmente le scelte aziendali, imponendo ditte di fiducia o addirittura “imprese mafiose”, così determinando indirettamente anche i prezzi di forniture e opere, sui quali poi pretendere una percentuale, secondo un preventivo accordo. Le estorsioni, dunque, non si sarebbero più limitate alla richiesta del “pizzo” o all’imposizione della guardiania. O meglio, l'imposizione del guardiano rappresentava per il clan il primo passo, il modo di avere, all'interno del cantiere, degli "occhi" per monitorare tutte le attività dell'impresa. Venica così a costituirsi un sistema più articolato di relazioni degli appartenenti al clan Parisi con gli imprenditori del settore edile: da una parte le imprese minacciate e taglieggiate (circa una quindicina quelle per cui è stato possibile accertare l'estorsione), dall'altra le "imprese amiche", che consentono al clan di lucrare sui ricavi dei subappaltatori. A tal proposito, risulta significativo che, oltre ad un imprenditore colpito dalla misura custodiale perché ritenuto responsabile di concorso esterno in associazione per delinquere di tipo mafioso, tra i 25 indagati non destinatari del provvedimento restrittivo vi sono altri 5 imprenditori edili nei confronti dei quali sono stati raccolti gravi elementi di reità in relazione alla predetta fattispecie di reato. I cantieri edili nei quali il clan, in particolare nel quartiere Japigia, cerca di infiltrarsi sono di tutti i tipi: dalle opere private ai cantieri pubblici, come ad esempio quello per la costruzione della nuova sede del Consiglio regionale.

VIDEO: LE IMMAGINI DEL BLITZ

LA 'GESTIONE' DELLE CASE POPOLARI - Nell'ambito delle indagini, inoltre, sono emersi alcuni episodi relativi alla capacità del gruppo criminale di intervenire anche per 'gestire' gli alloggi popolari: sia attraverso l'occupazione abusiva, che minacciando i legittimi assegnatari per fare 'posto' ad appartenenti al clan o a persone vicine.

IL SEQUESTRO PATRIMONIALE - Contestualmente al provvedimento cautelare personale, gli uomini della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo, in seguito a specifici accertamenti svolti, hanno eseguito numerose misure cautelari patrimoniali con il sequestro di 3 immobili, 1 terreno agricolo, 15 autovetture, 13 motoveicoli, 3 imprese individuali, 5 società di capitali per un valore totale di 4.750.000 Euro; oggetto di sequestro saranno, altresì, 79 rapporti bancari e finanziari, il cui valore è da quantificare.
 

*Ultimo aggiornamento ore 13.15

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