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Ventuno casi di tumore in 30 anni, nuove indagini sulla 'palazzina della morte' di Japigia

Accolta, dal gip, l'istanza di opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dall'avvocato Michele Laforgia, rappresentante dei familiari degli inquilini deceduti o in cura

Il gip del Tribunale di Bari ha disposto nuove indagini sulla vicenda della palazzina di via Archimede 16 nel rione Japigia di Bari dove, dalla metà degli anni '90 sono stati registrati, tra gli inquilini, 21 casi di tumore. E' stata accolta, dal gip Valeria La Battaglia, l'istanza di opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dall'avvocato Michele Laforgia, rappresentante dei familiari degli inquilini deceduti o in cura.

Secondo il gip "il reato non può essere prescritto"

Per il legale le investigazioni suppletive indicate dagli opponenti sono "indubbiamente pertinenti e necessarie rispetto all’accertamento dei fatti" relativi al reato di morte e lesioni come conseguenza di altro reato. Le indagini della Procura erano state avviate dal pm Baldo pisani che aveva chiesto l'archiviazione poiché sarebbero trascorsi troppi anni per perseguire i responsabili, ovvero sindaci e direttori Amiu di Bari tra il 1962 e 1988. Secondo il gip il reato "non può considerarsi allo stato prescritto" perché "è da individuarsi nell’epoca dell’insorgenza della malattia o di verificazione dell’evento morte", facendo così risalire l’epoca delle condotte illecite "dall’inizio degli anni ‘90 al momento attuale". Il termine per le "ulteriori indagini" è fissato in 3 mesi.

"Quadro epidemiologico riscontrato nella Terra dei fuochi"

Per il giudice, i consulenti della Procura avevano riscontrato "una vistosa anomalia statistica", sottolineando che "esiste un aumento di eventi neoplastici che deriva dall'essere stati residenti in via Archimede 16" dovuto alla "esposizione a ripetute emissioni di fumi di combustione di diversa natura derivanti dalla discarica Caldarola, desumibile dalla riscontrata concentrazione sugli intonaci esterni di un tipo di diossina, tipicamente rilevabile nell'aria di discarica in zone a rischio in Cina". In base anche ai dati dell'Istituto Superiore di Sanità, il giudice rileva che "il quadro epidemiologico degli occupanti"  veniva equiparato "a quello riscontrato nelle aree della cosiddetta Terra dei fuochi" in Campania.

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