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Scontri al CARA, la Procura: "La rivolta fu pianificata"

Le testimonianze raccolte in questi giorni sembrano confermare l'ipotesi degli investigatori. In mattinata fermati due immigrati (un terzo è ricercato) ospitati nel centro di accoglienza e sospettati di aver fomentato la protesta

Le indagini relative alla rivolta degli immigrati del Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Palese scoppiata il primo agosto scorso sembrano essere giunte ad un punto di svolta. Dopo giorni di indagini condotte dalla Digos della Questura di Bari l'ipotesi iniziale, ovvero quella di una rivolta pianificata, sembra prendere corpo. La Procura di Bari ha infatti disposto in mattinata il fermo di due immigrati (un terzo è riuscito a dileguarsi ed è attualmente ricercato) sospettati di essere le "menti" della rivolta.

LE INDAGINI - Gli interrogatori dei 28 extracomunitari arrestati per i violenti scontri scoppiati il primo agosto, durante i quali gli immigrati del Cara bloccarono la statale 16 e la ferrovia, lanciando sassi contro la polizia, avrebbe confermato l'esistenza di una "cabina di regia" dietro gli scontri. L'insurrezione all'interno della struttura, quindi, non sarebbe stata soltanto la conseguenza dell'esasperazione degli ospiti stanchi di aspettare il riconoscimento dei propri diritti, ma sarebbe stata invece voluta e pianificata da veri e propri "capi" della rivolta.

I FERMATI -  Le due persone fermate oggi, entrambe ospiti del Cara di Palese e arrivate da Lampedusa il 5 aprile scorso, sono un cittadino del Mali di 30 anni e un 35enne proveniente dalla Libia. Anche il terzo sospettato, riuscito a fuggire e attualmente ricercato, è ospite del Cara di Bari e, secondo gli investigatori, proviene presumibilmente del Mali. I tre sono accusati di istigazione a delinquere finalizzata alla rivolta e minacce perpetrate nei confronti dei restanti ospiti del Cara. Sono tuttora in corso indagini per capire se i tre presunti promotori della rivolta facciano parte di un'unica organizzazione che opera all'interno di CIE e CARA con lo scopo di fomentare le proteste.

IL SEQUESTRO - Durante l'operazione di stamattina gli agenti della Digos hanno rinvenuto, nascosto sotto alcuni mobili in disuso, un borsone pieno di pietre e bastoni e tubi di ferro, il cui ritrovamento, secondo gli investigatori, confermerebbe l'intenzione di dar vita entro breve ad una nuova rivolta.

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