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Parco del Castello 'prigioniero' della burocrazia, il Comitato: "Un anno di chiacchiere"

A distanza di 12 mesi dall'intesa di massima tra Comune e Ministero delle Infrastrutture, non vi sono sostanziali novità: "Polmone verde da 8mila metri quadri impossibile da utilizzare per i cittadini"

"Sono passati dodici mesi tra chiacchiere e perdite di tempo. Nella sostanza non è stato fatto nulla e la città aspetta ancora". L'attesa a cui fa riferimento il Comitato Parco del Castello riguarda la fruizione dell'area verde all'interno del Provveditorato alle Opere Pubbliche, sul lungomare di fronte allo storico edificio medievale. La questione, però, è prigioniera della burocrazia: un anno fa il sindaco Decaro aveva strappato una specie di "sì" al ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, nel corso di una visita a Bari, dopo un primo no da parte di un funzionario dello stesso ministero. Sembrava, così, vicina una 'compensazione', ovvero aprire l'area alla città mettendo a disposizione ulteriori parcheggi per gli uffici del Provveditorato nell'area portuale, accessibili attraverso un nuovo varco. Tutto però sarebbe stato definito attraverso confronti e tavoli successivi.

Ad oggi la situazione sembra ferma ad aprile 2016: "Non è successo praticamente nulla - spiega Andrea Calò Carducci, presidente del Comitato Parco Castello -. Abbiamo chiesto informazioni più volte. Prima ci è stato detto di aspettare un incontro a Roma tra Comune e Ministero, quindi che bisognava attendere il nuovo comandante della Capitaneria di Porto. Per ora non abbiamo visto alcun risultato". Il Comitato chiede di mettere a disposizione della cittadinanza una vasta area, sulla quale poi realizzare il vero e proprio parco del castello, connettendovi il giardino Isabella d'Aragona (i cui lavori di riqualificazione sono in corso) aprendo anche il fossato alla fruizione pubblica: C'è un polmone verde di oltre 8mila metri quadri, vietato alla città - aggiunge Calò Carducci -. I bambini di Bari Vecchia giocano nell'area dove c'è una sola giostrina, a ridosso dei gas di scarico delle macchine. Non capiamo come mai non si risolva la questione, nonostante la disponibilità degli altri soggetti coinvolti, a cominciare dall'Autorità Portuale".

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