Il raid in casa per il debito di droga, poi le minacce ai familiari: "Andatevene o vi uccidiamo": 9 arresti nel clan Strisciuglio

Le indagini dei carabinieri hanno fatto luce su due episodi tra Palese e Santo Spirito: in carcere soggetti ritenuti contigui al gruppo operante a San Pio. Vittima un 23enne e i suoi familiari: la prima, violenta, aggressione avvenuta in un condominio, "ma nessuno chiamò le forze dell'ordine"

Il raid in casa e il brutale pestaggio di un 23enne, sotto gli occhi dei familiari terrorizzati. Poi l'escalation di minacce e intimidazioni rivolte ad alcuni parenti più stretti: "Da qua dovete andarvene, o vi uccidiamo". Dietro la 'spedizione punitiva' del clan, e i successivi tentativi di cacciare i familiari dei "traditori", contrasti per lo spaccio e un - presunto - debito di droga non pagato di 250 euro.

I fatti su cui ha fatto luce l'indagine dei carabinieri, coordinati dalla Dda di Bari, si svolgono tra maggio e agosto di quest'anno, tra Palese e Santo Spirito. Un'attività investigativa rapida, condotta dai militari della Compagnia di Bari San Paolo, che oggi ha portato in carcere nove persone, tutte ritenute affiliate o contigue al gruppo del clan Strisciuglio operante nel quartiere San Pio. Le accuse sono, a vario titolo e in concorso, di lesioni aggravate dall’aver commesso il fatto in più di cinque persone, alla presenza di un minore e con l’utilizzo di un’arma, violenza privata, atti persecutori, violazione di domicilio e, per uno di loro, di violenza sessuale nei confronti della madre del ragazzo aggredito.

Il raid: il pestaggio del 23enne e la violenza ai danni della madre

E' il 19 maggio 2020 quando in casa della vittima - un 23enne di Palese, pregiudicato - fanno irruzione otto persone. Sono le 21 di sera: il gruppo entra a volto scoperto. Qualcuno fa da palo, qualcuno tiene fermo il ragazzo, picchiato violentemente anche con un tirapugni. Un altro soggetto, invece, blocca la madre che cerca di intervenire in difesa del figlio, compiendo atti sessuali sulla donna, trattenuta e ripetutamente palpeggiata. In casa ci sono anche il padre del disabile del giovane e un parente minorenne. Quando il gruppo va via, la famiglia chiede aiuto al 118: saranno solo i soccorritori ad avvertire i carabinieri.

"Nessuno ha chiamato le forze dell'ordine"

Un aspetto, questo del 'silenzio' sulla vicenda, sottolineato dagli inquirenti in conferenza stampa. L'aggressione avviene in una zona centrale di Palese, in un condominio, in una sera di fine maggio. "Impossibile non sentire" quello che stava accadendo. Eppure, alle forze dell'ordine non arriva nessuna chiamata, nessuna richiesta di intervento. "Un atteggiamento quasi di rassegnazione, di assuefazione - evidenzia il procuratore aggiunto di Bari, Francesco Giannella - che colpisce e che va stigmatizzato. Non parliamo di fare gli eroi, ma di non far finta di nulla: qualcuno avrebbe almeno potuto fare una chiamata ai carabinieri, ma non è stato fatto". Le stesse vittime, quando i carabinieri arrivano (allertati dal 118), mostrano "reticenza" nel raccontare i fatti, segno della paura e delle minacce ricevute. Dopo il 'muro' iniziale, però, raccontano l'accaduto: il 23enne - oggi collaboratore di giustizia - e i suoi familiari vengono trasferiti in una località protetta.

Il debito di droga e i contrasti per lo spaccio

Le indagini dei carabinieri, attraverso testimonianze delle vittime e immagini di videosorveglianza, insieme alla conoscenze del territorio e dei suoi 'equilibri' criminali, portano quindi all'individuazione dei nove arrestati odierni (I NOMI): sette sono ritenuti componenti del gruppo responsabile del raid, insieme a una donna e al presunto mandante dell'aggressione: quest'ultimo è Vittorio Bruno Faccilongo, fratello del boss Saverio, ritenuto il referente del clan al quartiere San Pio, e attualmente detenuto al 41 bis. Dietro la spedizione punitiva ci sarebbe un debito di droga non pagato: una somma di circa 250 euro che il 23enne - che in passato sarebbe stato pusher su Palese per conto dello stesso clan - non avrebbe versato al gruppo.

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Le minacce ai familiari dopo la scelta di collaborare: "Andateneve da qui"

Ma le violenze messo in atto dal gruppo non si esauriscono con la spedizione punitiva. Dopo la scelta del giovane di collaborare, e il trasferimento con i familiari in una località protetta, altri parenti, residenti a Santo Spirito, vengono presi di mira. A questo punto - ricostruiscono gli investigatori - entra in gioco la donna arrestata: si tratta di Laura Loiacono, suocera di Faccilongo. Che con ripetute minacce avrebbe cercato di imporre a una coppia di parenti del 23enne, in virtù della scelta fatta dal giovane, di lasciare il quartiere. Un'escalation di intimidazioni, inizialmente rivolte alle vittime incontrate per strada, che sfociano in un'irruzione nell'abitazione delle vittime: "Se non ve ne andate di casa, vi uccidiamo", sarebbe stata la minaccia ripetuta ancora una volta. Sono gli ultimi giorni dello scorso agosto: alla fine i familiari decidono di denunciare le minacce ricevute, trasferendosi in una località protette e contribuendo alle indagini che hanno portato agli arresti odierni. 
 

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